CRONACHE TARANTINE
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Per il momento nessuno sgombero ai Giardini Virgilio. La vicenda, già complessa e segnata da settimane di tensione tra Comune di Taranto e Sergen S.r.l., conosce un nuovo capitolo dopo che il Tar di Lecce ha accolto il ricorso presentato dalla società concessionaria dell’area.
I giudici amministrativi hanno ritenuto necessario congelare ogni intervento sul compendio comunale fino alla trattazione collegiale fissata per il prossimo 13 maggio, impedendo così che l’ordinanza di rilascio emessa dal Comune producesse effetti immediati. Una sospensione che rimette tutto in discussione e che, di fatto, blocca lo sgombero annunciato per questi giorni.
Il provvedimento del Tar interviene su una vicenda che aveva subito un’accelerazione il 20 aprile, quando la dirigente del Patrimonio e Demanio del Comune, Maria De Florio, aveva firmato l’ordinanza con cui si intimava a Sergen di lasciare l’area entro dieci giorni. Un atto definito “necessario e urgente” dall’Amministrazione, che riteneva ormai cessato il rapporto concessorio e sottolineava come la società occupasse il bene “sine titulo”, aggravando una posizione debitoria non ancora sanata. L’obiettivo dichiarato era quello di riportare i Giardini Virgilio nella piena disponibilità del Comune, dopo anni di gestione affidata alla stessa società.
La ricostruzione contenuta nell’ordinanza partiva dal 2017, anno in cui Sergen aveva ottenuto la concessione a tempo determinato, priva di rinnovo automatico. Ogni eventuale proroga, ricordava De Florio, avrebbe richiesto un atto motivato dell’Amministrazione, preceduto dalla verifica del comportamento del concessionario, dell’assenza di altre richieste e della possibilità di una migliore valorizzazione del bene. Una procedura che, secondo il Comune, non era mai stata avviata. La nota richiamata dalla società per sostenere la continuità del rapporto, si leggeva nell’atto, “non dà vita ad alcun rinnovo”, mancando dei passaggi obbligatori previsti dalla convenzione.
A complicare ulteriormente il quadro era intervenuto il sequestro preventivo dell’area disposto dal GIP il 10 marzo e notificato al Comune pochi giorni dopo, seguito dalla diffida del 7 aprile con cui la Direzione Patrimonio intimava a Sergen la riconsegna del compendio e il pagamento del debito residuo. Nonostante i termini assegnati, la società, secondo l’ordinanza del Comune, non aveva provveduto né alla restituzione dell’area né alla regolarizzazione della propria posizione. “È decorso inutilmente il termine assegnato”, annota l’ordinanza, evidenziando come la mancata riconsegna arrecasse “grave pregiudizio all’Ente” e impedisse il corretto utilizzo di un bene ritenuto di rilevanza sociale.
L’atto ricordava inoltre che, alla cessazione della concessione, tutte le opere e le attrezzature realizzate restano di proprietà del Comune, salvo il normale deperimento, e che il gestore è tenuto a restituire l’area nelle condizioni previste dal capitolato. Il decreto di sequestro elencava tavoli, sedie e altri arredi presenti nel compendio, imponendo verifiche puntuali su ciò che appartiene all’Amministrazione. Da qui la decisione di ordinare il rilascio immediato e di prevedere, in caso di inadempimento, lo sgombero coattivo “senza ulteriore avviso”, anche con l’ausilio della forza pubblica.
L’ordinanza del 20 aprile, notificata alla società e trasmessa a Polizia Locale, Forze dell’Ordine, Prefettura, sindaco e uffici competenti, sembrava dunque aver segnato un punto di svolta nella lunga disputa. Ma il Tar ha ritenuto necessario sospendere tutto, stabilendo che l’area non debba subire modifiche né interventi fino alla discussione del ricorso.