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La crisi di Kyma Ambiente è approdata oggi, giovedì 23 aprile, in Commissione Ambiente del Consiglio regionale della Puglia, portando con sé un quadro definito dagli stessi commissari come “preoccupante”, “confuso” e “non più sostenibile”.
L’audizione, richiesta dalle organizzazioni sindacali di categoria, ha messo in luce una situazione che non riguarda soltanto l’azienda municipalizzata tarantina, ma l’intero equilibrio del sistema regionale dei rifiuti. Al centro del confronto, la necessità di fare chiarezza su scelte industriali, prospettive finanziarie, gestione degli impianti e futuro occupazionale dei lavoratori.
All'incontro erano presenti anche il presidente di Kyma Ambiente, Alfredo Spalluto, e il direttore tecnico, ingegner Natuzzi, i consiglieri Renato Perrini, Annagrazia Angolano, Giampaolo Vietri, Mino Borraccino e Massimiliano Di Cuia.
Le sigle sindacali hanno aperto i lavori consegnando ai commissari un documento dettagliato, nel quale hanno denunciato «la situazione di estrema precarietà e confusione che caratterizza la gestione finanziaria, tecnica e operativa della società». Una condizione che, secondo le organizzazioni, rischia di compromettere non solo la tenuta dell’azienda, ma anche la capacità del Comune di Taranto di continuare ad affidare in house i servizi ambientali, alla luce dei rilievi dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. I sindacati hanno chiesto chiarimenti sulle iniziative che la proprietà intende adottare per risanare i conti, per avviare la riorganizzazione della raccolta differenziata — ancora lontana dagli standard regionali — e per ridurre il ricorso alla discarica, che oggi pesa sulle casse comunali per oltre 20 milioni di euro l’anno.
Una parte significativa del documento è stata dedicata al nodo dell’impianto di incenerimento di proprietà, fermo dal 2013, valutato 40 milioni di euro e oggi in proroga di AIA. I sindacati hanno avvertito che la perdita del titolo autorizzativo comporterebbe un crollo del valore dell’asset, con conseguenze pesantissime sul bilancio aziendale. Hanno inoltre chiesto aggiornamenti sulle due manifestazioni di interesse presentate da operatori privati per la realizzazione di un nuovo termovalorizzatore attraverso project financing, sottolineando che entrambe le proposte — con canoni annui per Kyma tra 300 mila euro e 1 milione, oltre a un fondo sociale da 1,5 milioni per la riduzione della TARI — potrebbero rappresentare una svolta per la sostenibilità economica dell’azienda e per la chiusura del ciclo dei rifiuti in provincia di Taranto.
Infine, le organizzazioni sindacali hanno sollevato il tema del personale, chiedendo chiarimenti sulla revoca dell’ennesima procedura concorsuale e sul futuro dei lavoratori somministrati che da cinque anni garantiscono servizi essenziali senza alcuna prospettiva di stabilizzazione.
Il confronto in Commissione ha confermato la gravità del quadro. Il vicepresidente del Consiglio regionale, Renato Perrini, ha parlato di «estrema precarietà e confusione gestionale, tecnica e operativa», definendo Kyma Ambiente «cruciale non solo per Taranto, ma per l’intero sistema regionale dei rifiuti». Perrini ha ricordato che l’impianto fermo dal 2013 «rischia di diventare un peso insostenibile» e ha denunciato «il fallimento di vent’anni di politiche regionali e comunali che non hanno saputo chiudere il ciclo dei rifiuti». Ha poi richiamato l’urgenza di fare chiarezza sulle manifestazioni di interesse per il revamping del termovalorizzatore, che potrebbero portare «royalties significative e una drastica riduzione della TARI».
Sulla stessa linea si è espresso il consigliere regionale e capogruppo di Fratelli d’Italia al Comune di Taranto, Giampaolo Vietri, che ha parlato di «situazione estremamente critica» e di «assenza di risorse finanziarie, bilancio in passivo, esposizione debitoria di 40 milioni, mancanza di contratto di servizio e di piano industriale». Vietri ha sottolineato che «tutto dipende dalle decisioni che la Regione assumerà sul nuovo Piano dei rifiuti», ricordando che senza un quadro autorizzativo chiaro «non sarà possibile rilanciare gli impianti né garantire continuità operativa e occupazionale». Ha definito «indispensabile agire nel più breve tempo possibile» per restituire produttività all’azienda e migliorare il servizio in città.
Il consigliere regionale di Forza Italia, Massimiliano Di Cuia, ha allargato lo sguardo all’intera Puglia, chiedendo alla Giunta regionale di chiarire «se intenda chiudere il ciclo dei rifiuti o continuare con l’apertura indiscriminata di discariche». Di Cuia ha definito il termovalorizzatore di Kyma «un asset strategico» e ha auspicato un confronto diretto con l’assessore all’Ambiente e con il presidente Decaro per comprendere «quale sia la visione della Giunta regionale». Ha ribadito che «un modello innovativo, basato sulle migliori tecnologie disponibili, garantirebbe servizi migliori, costi più contenuti e minore impatto ambientale».
L’audizione si è chiusa senza risposte definitive, ma con la consapevolezza condivisa che la situazione di Kyma Ambiente non è più rinviabile.La Commissione ha preso atto di un quadro che richiede decisioni rapide e strutturali. La presidente Capone riconvocherà a breve le parti allargando la prossima audizione anche all’assessora regionale all’Ambiente, Debora Ciliento, e, soprattutto, al presidente della Regione Antonio Decaro.