CRONACHE TARANTINE
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Il possente grido “lo giuro” ha attraversato la Rotonda come un’onda, netto, vibrante, capace di fendere l’aria e il silenzio carico di attesa.
È stato quel grido, pronunciato all’unisono da 626 allievi, tra cui 162 donne, a segnare il momento esatto in cui una scelta personale è diventata impegno collettivo, ingresso ufficiale nella grande famiglia della Marina Militare. Un istante che ha unito emozione, orgoglio e senso del dovere, restituendo alla città di Taranto una delle sue immagini più solenni e luminose.
Sulla Rotonda Marinai d’Italia del Lungomare, in una giornata baciata dal sole — venerdì 24 aprile — si è celebrata la cerimonia del giuramento solenne degli allievi marescialli del XXVIII Corso Normali Marescialli e del corso Hercules dei Volontari in Ferma Iniziale, alla presenza del Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio di squadra Giuseppe Berutti Bergotto, e del comandante della Scuola Sottufficiali di Taranto, contrammiraglio Giorgio Gentile. Accanto a loro, le autorità civili — il sindaco Piero Bitetti, il presidente della Provincia Gianfranco Palmisano, il vicepresidente del Consiglio regionale Renato Perrini, il senatore Mario Turco — e quelle militari, con i comandanti provinciali di Carabinieri e Guardia di Finanza, il questore e il prefetto. A suggellare la solennità, la presenza dell’arcivescovo Ciro Miniero.
Lo scenario era quello delle grandi occasioni: la Rotonda illuminata dai colori inconfondibili del mare di Taranto, le famiglie assiepate lungo le transenne, gli applausi, gli sguardi lucidi, l’orgoglio trattenuto a fatica. Sullo sfondo, nella rada di Mar Grande, alcune unità navali alla fonda a ricordare la destinazione futura di molti di quei giovani. E poi il cielo: due elicotteri hanno sorvolato la cerimonia, uno con la bandiera della Marina Militare, l’altro con quella della città di Taranto, in un abbraccio simbolico tra la Forza Armata e la comunità che da ottant’anni ospita la Scuola Sottufficiali.
Nel suo intervento, il contrammiraglio Giorgio Gentile ha richiamato il valore profondo del momento, rivolgendosi agli allievi con parole di forte intensità morale. «Questa cerimonia costituisce l’atto più impegnativo e solenne che donne e uomini in divisa compiono durante la loro carriera», ha detto, ricordando come il percorso formativo li abbia resi capaci di affrontare difficoltà e sacrifici insieme, «senza mai lasciare indietro nessuno». Ha sottolineato che in pochi anni essi rappresenteranno «la spina dorsale degli equipaggi delle unità navali», invitandoli a essere fieri del loro cammino e a conquistare la fiducia dei loro comandanti «con competenza, integrità e sicurezza».
Gentile ha richiamato i valori fondanti della Marina, «disciplina, rispetto e amor patrio», sintetizzati nella storica scritta Patria e Onore che domina il piazzale dell’Istituto. E ha ricordato che la scelta compiuta dagli allievi è un impegno verso il bene collettivo: «La patria è il bene che avete sposato facendo questa straordinaria scelta; l’onore è il valore individuale che dovete coltivare». Un passaggio particolarmente toccante è stato dedicato ai due giovani scomparsi, Stefano e Andrea: «Sono certo che sarebbero diventati ottimi marinai», ha detto, rivolgendosi con affetto alle loro famiglie.
Il Capo di Stato Maggiore, ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, ha inserito il giuramento nel contesto internazionale attuale, ricordando che «la situazione è segnata da crescenti tensioni e instabilità», e che il mare, da sempre luogo di incontro, è oggi anche «teatro di sfide complesse che richiedono professionalità, prontezza e senso del dovere». Per questo, ha sottolineato, le parole pronunciate dagli allievi assumono un valore ancora più profondo: «Non è un atto formale, ma una scelta consapevole: servire il Paese con disciplina, onore e senso del dovere».
Ha poi ricordato che la Marina chiederà loro molto — «impegno, sacrificio, dedizione, responsabilità» — ma darà altrettanto: «formazione, crescita professionale e umana, spirito di appartenenza e l’orgoglio di servire qualcosa di più grande di tutti noi: la Patria». Anche lui ha rivolto un pensiero ai due giovani marinai scomparsi, Stefano Principale e Andrea Litti: «A voi il compito di non dimenticare e di portare avanti anche per loro il giuramento che oggi avete pronunciato».
A cerimonia conclusa, l’ammiraglio Berutti Bergotto ha poi affrontato un tema di stretta attualità internazionale, soffermandosi sulla possibile missione per collaborare allo sminamento dello Stretto di Hormuz. Pur ricordando che «il governo non ha ancora ufficializzato la partecipazione italiana», ha assicurato che «la Marina è pronta a qualsiasi evenienza e le sue unità navali sono operative». Parole che hanno dato il senso della vigilanza costante e della capacità di risposta della Forza Armata in uno dei quadranti più delicati del mondo.
Poi l’appello finale agli allievi: «Siate all’altezza della divisa che indossate. Indossatela con orgoglio ma anche con rispetto e responsabilità. L’Italia guarda a voi con fiducia».