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Il giuramento solenne degli allievi marescialli e dei volontari in ferma iniziale della Marina Militare ha lasciato sulla Rotonda del Lungomare un’eco che non si spegne in poche ore.

È rimasto nell’aria il fragore compatto di quel “lo giuro” pronunciato da centinaia di giovani, ma anche l’emozione delle famiglie, l’orgoglio della città, la consapevolezza di aver assistito a un momento che intreccia identità, storia e futuro. Taranto, illuminata da una mattinata tersa e attraversata da migliaia di persone arrivate da tutta Italia, ha restituito un’immagine di sé intensa, viva, capace di accogliere e di mostrarsi nella sua bellezza più autentica.
Il sindaco Piero Bitetti, presente alla cerimonia, ha parlato di una giornata destinata a restare impressa nella memoria collettiva: «Quella di oggi è una giornata che resterà nella storia di Taranto per i tanti allievi che hanno prestato giuramento, per la presenza delle loro famiglie, ma anche per la riuscita di una manifestazione la cui gestione è stata una complessa macchina che ha visto il Comune di Taranto coinvolto in prima persona. Abbiamo fatto del nostro meglio per limitare i disagi ai cittadini, e questo nonostante la presenza di molti cantieri non rinviabili. Chiediamo scusa alla comunità, soprattutto a quella del borgo, ma era nostro dovere garantire la riuscita dell’evento fornendo la massima collaborazione». Bitetti ha sottolineato il valore del rapporto tra la città e la Marina: «Il legame Taranto–Marina Militare ci caratterizza da anni e la città lo riconosce oggi con ancora più forza. Ho apprezzato tutti i discorsi a partire dalle parole dell’Ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, alla presenza dei Rettori dell’Università di Bari e del Politecnico, segno chiaro di un interesse crescente verso il territorio».
Il sindaco ha poi richiamato l’impatto che una cerimonia come questa ha sulla città, non solo in termini simbolici ma anche economici e identitari: «Cornice e sostanza allo stesso tempo è il calore della gente, parenti ma anche turisti, e parliamo di migliaia di persone, che sono venute a Taranto grazie al giuramento e hanno goduto delle bellezze della città, della nostra storia e della nostra identità. È grazie a questo che intendiamo riscrivere il nostro copione». E ancora: «Oggi abbiamo mostrato una fotografia di Taranto purtroppo non ancora del tutto conosciuta, grazie alle immagini delle dirette e agli scatti che gireranno anche nei prossimi giorni sui social e web. Il giuramento crea indotto, ritorno tangibile per la città e per la nostra economia, una città che io definisco la più bella del mondo e che merita rispetto e riscatto».

Tra le autorità presenti anche Carlo Molfetta, direttore generale del Comitato organizzatore dei Giochi del Mediterraneo, che ha vissuto la cerimonia con un coinvolgimento personale particolare, legato ai suoi trascorsi nell’Arma dei Carabinieri. «Sono sempre molto attratto da questo tipo di cerimonie, per i miei trascorsi nell'Arma dei Carabinieri. Avendo partecipato attivamente al giuramento, da militare, posso immaginare l'emozione provata dai ragazzi, davanti ai parenti, amici, a tutta la folla presente al giuramento. Auguro loro una carriera ricca di soddisfazioni. Voglio inoltre ringraziare il Comandante Interregionale Marittimo Sud, ammiraglio di divisione Andrea Petroni, per l'invito a questa splendida cerimonia».
Molfetta ha poi tracciato un filo diretto tra la mattinata e il percorso verso Taranto 2026, sottolineando come eventi di questa portata rappresentino un banco di prova prezioso per la città e per il Comitato organizzatore: «Per noi non sono semplici appuntamenti istituzionali, ma tappe di un percorso condiviso. Un rodaggio prezioso che consolida la sinergia con la Marina Militare e mette alla prova quella capacità di fare squadra che sarà al centro dei Giochi del Mediterraneo».
In una sola mattinata, Taranto ha mostrato la sua anima: militare e civile, solenne e accogliente, radicata nella tradizione e proiettata verso i grandi eventi che la attendono. Una città che, ancora una volta, ha saputo trasformare un giuramento in un racconto collettivo.

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