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Taranto torna a bussare alle porte del Ministero della Difesa con una richiesta che, nelle parole del sindaco Piero Bitetti, non è più rinviabile.

La città, segnata da crisi industriali che si trascinano da anni, guarda all’Arsenale Militare come a uno dei pochi presidi capaci di generare lavoro stabile e prospettive concrete. Da qui la lettera inviata dal primo cittadino al ministro Guido Crosetto, un appello che intreccia numeri, preoccupazioni e la necessità di una scelta politica chiara.
Bitetti definisce l’Arsenale «un pilastro dell’economia locale grazie alla specificità del personale impiegato, alla funzionalità delle infrastrutture e dei mezzi in dotazione», sottolineando che proprio per questo «va potenziato partendo dalla componente occupazionale». Una premessa che introduce il nodo centrale: lo schema di Decreto Ministeriale che fissa a 1.428 unità il fabbisogno di personale dell’Arsenale «non è né sufficiente né risolutivo della “Vertenza Taranto”». Per il sindaco, infatti, «abbiamo bisogno di un ulteriore sforzo, che si traduce nella richiesta di nuove assunzioni, civili e militari, affinché venga garantita a pieno la continuità produttiva e occupazionale della Marina Militare nel nostro territorio».
Il primo cittadino insiste sul ruolo strategico del comparto Difesa in una città che continua a fare i conti con emergenze industriali e occupazionali: «Il comparto Difesa genera lavoro stabile, ecco perché a Taranto si avverte forte l’urgenza di predisporre un serio e strutturale piano di assunzioni. Una decisione non più rinviabile». Da qui il nuovo appello al ministro Crosetto, affinché «vengano individuate soluzioni condivise che restituiscano alla città di Taranto il ruolo di protagonista all’interno del rinnovato sistema di Difesa». E la chiusura è un invito diretto alla politica locale: «Rivolgo un appello a tutte le istituzioni e alle forze politiche, a partire dai parlamentari ionici, affinché seguano in prima persona l’iter di legge e intervengano con atti concreti».
Sulla stessa linea, ma con toni che richiamano l’urgenza dei numeri reali, interviene anche la Uil-Fp Taranto. Il segretario generale Giovanni Maldarizzi accoglie positivamente il decreto che conferma il fabbisogno di 1.428 unità, definendolo «un primo segnale importante», ma chiarisce subito che non basta. Ricorda che oggi all’Arsenale lavorano circa 800 dipendenti, «quasi la metà del fabbisogno previsto», e che i concorsi degli ultimi anni «si sono rivelati del tutto insufficienti a colmare le vacanze organiche». Per Maldarizzi, Taranto non può permettersi di perdere questa occasione: i posti previsti «devono tradursi in assunzioni vere e immediate», senza ulteriori rinvii.
Il sindacato lega la questione anche agli investimenti in corso, oltre 60 milioni di euro destinati all’acquisizione di un nuovo bacino. Un’opportunità che, avverte Maldarizzi, rischia di essere monca: infrastrutture d’eccellenza senza personale adeguato a farle funzionare. Da qui la richiesta di un piano strutturale di assunzioni e formazione, capace di massimizzare le ricadute occupazionali sul territorio.
La Uil-Fp allarga poi lo sguardo all’intero comparto cittadino, ricordando che le criticità non riguardano solo l’Arsenale: nell’area operativa e nella nuova base navale, a fronte di una dotazione prevista di 550 unità, il personale in servizio è sceso sotto quota 330, con una carenza superiore al 40% e un trend in peggioramento. Una situazione che, secondo Maldarizzi, mette a rischio «la sicurezza operativa e la dignità lavorativa di chi serve lo Stato», diritti che non possono essere trattati come variabili di aggiustamento.
Il sindacato assicura che continuerà a rappresentare le esigenze dei lavoratori e non esclude la mobilitazione, affinché le promesse governative si traducano finalmente in occupazione reale per il territorio ionico. Taranto, intanto, attende risposte: quelle che, nelle parole del sindaco e dei sindacati, non possono più essere rimandate.

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