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Taranto vive ore decisive nella vertenza Natuzzi, una delle più complesse e delicate degli ultimi anni per l’intero distretto del mobile imbottito tra Puglia e Basilicata.

Domani, martedì 28 aprile, alle 10, a Palazzo Piacentini, si terrà l’incontro promosso e presieduto dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, al quale sono stati invitati i presidenti delle due Regioni interessate. L’obiettivo dichiarato è coordinare un’azione istituzionale comune, in accordo con azienda e sindacati, per garantire continuità produttiva e prospettive occupazionali a un marchio storico del Made in Italy. Il giorno successivo, al Ministero del Lavoro, si svolgerà una riunione tecnica preparatoria al tavolo con azienda e organizzazioni sindacali, chiamato ad affrontare il rinnovo della cassa integrazione e le questioni occupazionali collegate, passaggi considerati propedeutici a qualsiasi possibile soluzione.
Intanto, sul territorio, la tensione è altissima. Questa mattina i lavoratori dello stabilimento di Santeramo, insieme ai sindacati, hanno bloccato le strade sfilando in corteo per denunciare la gravità della situazione e chiedere risposte immediate. A Laterza, dove prosegue il presidio permanente, si sono recate la consigliera regionale Annagrazia Angolano e la segretaria provinciale del Pd, Anna Filippetti, per raccogliere le istanze dei lavoratori e ribadire la necessità di un intervento istituzionale rapido e concreto.
Dalle istituzioni regionali arriva un appello alla responsabilità. L’assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia, Eugenio Di Sciascio, ha dichiarato che «siamo vicini ai lavoratori Natuzzi che stanno affrontando una fase complessa e chiedono, legittimamente, un piano di gestione della crisi che garantisca reali prospettive produttive agli stabilimenti italiani e un futuro all’occupazione». Per Di Sciascio «la solidarietà istituzionale, da sola, non è sufficiente: è necessario riprendere immediatamente il confronto tra le parti» e l’azienda dovrebbe «riconsiderare le recenti posizioni di chiusura», anche alla luce dei «segnali di disponibilità» manifestati da Pasquale Natuzzi nelle ultime ore. L’assessore ha chiesto ai sindacati di confermare la volontà di raggiungere un’intesa, affrontando «con priorità i temi dell’incentivo all’esodo e della piena tutela dei lavoratori», ricordando che la crisi coinvolge nodi strategici come reshoring e riorganizzazione degli stabilimenti tra Puglia e Basilicata. «Il ruolo delle istituzioni non sarà passivo né limitato a una mera moral suasion», ha aggiunto, annunciando incontri con i ministri Urso e Calderone per individuare strumenti di politica industriale e del lavoro capaci di sostenere un piano di rilancio credibile. Di Sciascio ha anche confermato la convocazione, per il 29 aprile, di una riunione interregionale dedicata al distretto del mobile imbottito, che coinvolge circa 700 imprese e quasi 9.000 addetti.
Preoccupazione arriva anche dalla Provincia di Taranto. Il presidente Gianfranco Palmisano ha affermato che «la vicenda che coinvolge Natuzzi desta forte preoccupazione per le ricadute occupazionali e sociali sull’intero territorio ionico», sottolineando che la scelta dell’azienda di ritirare il piano industriale e procedere con misure unilaterali «rischia di compromettere il futuro di circa 1.800 lavoratrici e lavoratori». Per Palmisano è «fondamentale ristabilire immediatamente un confronto istituzionale serio e costruttivo» e riconvocare con urgenza il tavolo al MIMIT, coinvolgendo Regioni e parti sociali.
Dal fronte parlamentare, il deputato Dario Iaia ha definito la situazione «motivo di seria preoccupazione per il nostro territorio», evidenziando che il tavolo convocato dal Ministero dimostra l’attenzione del governo. Ha ricordato che «ci sono a rischio fino a 900 posti di lavoro tra Puglia e Basilicata» e che l’audizione richiesta in Regione dal consigliere Renato Perrini punta a «acquisire informazioni dirette sulla situazione in atto, verificare la gestione delle risorse pubbliche destinate al gruppo negli anni e promuovere ogni iniziativa necessaria per riaprire il dialogo istituzionale con la Natuzzi».

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