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Taranto torna a interrogarsi sul proprio futuro nelle ore notturne, e lo fa attraverso un confronto che, ancora una volta, mette in luce una frattura profonda: quella tra chi immagina una città viva, capace di offrire lavoro, socialità e attrattività anche dopo il tramonto, e chi invece rivendica il diritto al riposo, denunciando un inquinamento acustico che in alcune zone del Borgo e del centro urbano è diventato difficile da sopportare.

È un dibattito antico, ma oggi più che mai urgente, perché si intreccia con l’idea stessa di quale modello di città Taranto voglia diventare.
Confcommercio Taranto interviene con una nota che, pur senza citarlo direttamente, rappresenta una risposta alle posizioni espresse nei giorni scorsi dal consigliere comunale di Forza Italia, Massimiliano Stellato. Quest’ultimo ha depositato una mozione in Consiglio chiedendo un intervento immediato sulla regolamentazione delle emissioni sonore, proponendo un limite orario invalicabile fissato alla mezzanotte per la musica all’aperto e un rafforzamento dei controlli della Polizia Locale nelle ore notturne. Una misura che, nelle intenzioni del consigliere, dovrebbe «bilanciare le esigenze delle attività commerciali con il sacrosanto diritto al riposo dei cittadini», in un clima sociale che egli stesso definisce delicato, segnato da «situazioni di esasperazione» e persino episodi di aggressione verso chi chiede il rispetto delle regole.
Confcommercio, però, mette in guardia dal rischio di irrigidire il quadro normativo fino a “spegnere” la città. «Invocare misure rigide che rischiano di spegnere la città significa arrestare gli sforzi di una imprenditoria che crede nelle potenzialità di una Taranto accogliente, che sa regalare una vita notturna di qualità e sicura», afferma Domenico Bonavoglia, presidente provinciale di Confcommercio Fipe Bar. Per lui, la questione non può essere ridotta a un semplice problema di orari: «La cosiddetta movida è lavoro, occupazione, turismo e, sul piano sociale, sicurezza e vitalità. Il punto è che si chiede che dopo la mezzanotte cali il black out sulla città, con il blocco di ogni attività di intrattenimento e di cultura: è come mettere il freno a mano su una Taranto che faticosamente cerca di inventarsi un nuovo modello di città mediterranea, accogliente, vivace e certamente diversa dal cliché di città industriale che le è stato incollato addosso per decenni».
Il presidente non nega le ragioni dei residenti, né minimizza gli eccessi: «Comprendiamo le ragioni dei residenti e noi per primi condanniamo gli abusi, gli eccessi», precisa. Ma, aggiunge, «da qui a chiederne, come qualcuno invoca, il fermo delle attività a partire dalla mezzanotte significa non volere bene a Taranto, non desiderare un cambiamento per la nostra amata città».
La posizione dell’associazione è chiara: non una difesa a oltranza della movida, ma un invito a costruire un equilibrio possibile. «Fipe Confcommercio Taranto resta disponibile al confronto con l’Amministrazione comunale e con i rappresentanti dei residenti perché siamo convinti che esista una via della mediazione per affermare una convivenza civile tra residenti ed attività economiche», conclude Bonavoglia.
Il nodo, dunque, resta lo stesso: trovare una sintesi tra due visioni che oggi sembrano inconciliabili. Da una parte la richiesta di regole certe e controlli efficaci, dall’altra il timore che un eccesso di restrizioni soffochi una città che sta cercando, con fatica, di reinventarsi. In mezzo, una comunità che ha bisogno di dialogo più che di contrapposizioni, e di una politica capace di guidare questo confronto senza cedere alla tentazione delle soluzioni semplici. Taranto, ancora una volta, è chiamata a scegliere che città vuole essere quando scende la notte.

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