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In una mattinata che ha restituito il senso di un territorio in bilico ma ancora capace di stringersi attorno al lavoro e ai suoi diritti, la Fiom‑Cgil Taranto ha riunito oggi, mercoledì 29 aprile, la propria Assemblea Generale al Salina Hotel.

Un appuntamento che ha assunto il valore di una chiamata collettiva alla responsabilità, in un momento in cui l’industria metalmeccanica ionica vive una delle fasi più delicate degli ultimi anni: crisi aperte, transizioni incompiute, vertenze che si intrecciano e un tessuto produttivo che chiede risposte, non più rinviabili.
L’assemblea si è aperta con i saluti del vicepresidente provinciale dell’Anpi, Giuseppe Lazzaro, che ha richiamato il valore costituzionale del lavoro e della partecipazione democratica. A seguire, il segretario generale della Fiom Taranto, Francesco Brigati, ha introdotto i lavori prima degli interventi delle delegate e dei delegati provenienti dalle diverse realtà produttive. Il segretario generale della Cgil Taranto, Giovanni D’Arcangelo, ha poi offerto un quadro aggiornato delle emergenze economiche e sociali della provincia. A concludere è stato il segretario generale della Fiom‑Cgil nazionale, Michele De Palma, che ha tracciato le linee strategiche dell’organizzazione e le priorità per il settore metalmeccanico.
Nel suo intervento, Brigati ha richiamato con forza la situazione dello stabilimento ex Ilva, definendola «un’emergenza che continua a riproporsi perché mancano le risorse necessarie per garantire manutenzioni ordinarie e straordinarie». Ha ricordato che l’ultimo incidente, seppur lieve, «ha confermato che il tema della sicurezza resta irrisolto» e ha denunciato l’assenza di una prospettiva industriale chiara: «Il prestito ponte potrà forse coprire qualche mese, ma non basta. Le scelte del governo si sono rivelate sbagliate e oggi è evidente che bisogna tornare indietro. L’intervento pubblico è l’unica soluzione per una vertenza complessa come quella dell’ex Ilva». Brigati ha poi richiamato anche le altre criticità del territorio, da Leonardo alle vicende Hiab  ricordando che «il tessuto produttivo tarantino è in una condizione molto preoccupante e servono risposte immediate».
D’Arcangelo ha allargato lo sguardo all’intero territorio, sottolineando come «le emergenze siano molteplici e intrecciate: ex Ilva, Leonardo, Natuzzi, il tema degli appalti». Ha ricordato che i lavoratori Natuzzi «sono in mobilitazione da una settimana per respingere un piano di dismissione inaccettabile» e ha denunciato la pericolosità della catena degli appalti a cascata: «La maggior parte degli incidenti e delle morti sul lavoro avviene lì. Per questo stiamo presentando una proposta di legge di iniziativa popolare per mettere fine ai super‑appalti». Ha poi richiamato la battaglia sulla sanità pubblica: «Le liste d’attesa infinite e i tagli ai posti letto sono una vergogna che attraversa tutto il Paese. Anche su questo raccoglieremo le firme, perché questi temi appartengono a tutti».
La conclusione di De Palma ha segnato il punto più politico della giornata. Il segretario nazionale ha definito l’ennesimo incidente in fabbrica «il segnale di una situazione che non può più essere tollerata», ricordando che «arriva dopo due morti sul lavoro» e che la Fiom ha ottenuto un confronto settimanale con il Ministero e i commissari, ma «se non ci sono le risorse per mettere in sicurezza gli impianti, non basta elencare i problemi: bisogna risolverli». De Palma ha criticato duramente il percorso del bando per l’ex Ilva: «Ci era stato detto che a giugno era tutto fatto con Baku Steel. Poi si è parlato di Flacks Group e poi Jindal. Abbiamo perso un anno. Noi avevamo chiesto una cosa semplice: utilizzare una società pubblica che già esiste, Acciaierie d’Italia, e metterla nelle condizioni di avviare davvero la decarbonizzazione». Ha quindi lanciato un appello diretto al governo: «Siamo alla vigilia del Primo Maggio. Prima dei decreti serve che Palazzo Chigi si assuma la responsabilità, coinvolgendo sindacati, Regioni e Comuni. Serve un reset, serve dare certezze alle persone. Qui è in gioco il senso dello Stato e della Costituzione».
De Palma ha poi richiamato anche la situazione di Leonardo, chiedendo che il nuovo amministratore delegato apra subito un confronto sulle prospettive industriali: «Leonardo ha due missioni: la difesa e la produzione civile. Per quest’ultima servono investimenti e risorse pubbliche, soprattutto per gli stabilimenti del Mezzogiorno». Infine, ha criticato l’impostazione del decreto lavoro allo studio del governo: «Con i bonus non si fanno politiche industriali né salariali. Gli aumenti dei contratti nazionali vanno detassati, altrimenti vengono divorati dalla fiscalità. E per creare lavoro servono politiche industriali vere, non incentivi spot».

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