CRONACHE TARANTINE
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Dopo l’intervento dell’on. Dario Iaia di Fratelli d’Italia, anche il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, e il consigliere regionale di Forza Italia, Massimiliano Di Cuia, prendono posizione sul caso dell’immagine della presidente del Consiglio Giorgia Meloni accostata a quella di Benito Mussolini durante il concerto del Primo Maggio.
Una scelta che continua a suscitare reazioni nel mondo istituzionale e politico cittadino.
Bitetti, affida la sua riflessione ad un post pubblicato sul suo profilo social che definisce necessaria «da sincero democratico e uomo delle Istituzioni». Il sindaco premette di voler parlare «nel rispetto di tutte le opinioni», riconoscendo che «il Primo Maggio tarantino è diventato ormai un evento straordinario: merito degli organizzatori, orgoglio di chi decide di parteciparvi». Ma proprio per questo, aggiunge, «accostare – come è stato fatto ieri – l’immagine della presidente del Consiglio Giorgia Meloni a colui che ha portato l’Italia in guerra, ha voluto le leggi razziali e trasformato il nostro Paese in una dittatura, mi sembra profondamente sbagliato sul piano etico e azzardato sul piano storico». Una presa di posizione netta, che richiama alla responsabilità del linguaggio pubblico e alla necessità di non oltrepassare il limite della critica politica.
Sulla stessa linea interviene anche il consigliere regionale di Forza Italia, Massimiliano Di Cuia, che parla di un gesto «che ha offeso tutta la città». Secondo Di Cuia, «il concerto del Primo Maggio di Taranto è stato trasformato da Festa del Lavoro a festa della faziosità: sullo sfondo del palco, infatti, è stata accostata l'immagine del premier Meloni a quella di Mussolini». Un’operazione che definisce «una strumentalizzazione indegna, un’occasione persa per un evento che dovrebbe rappresentare un momento di festa e di riflessione, non di imbarbarimento del dibattito politico».
Le reazioni istituzionali confermano dunque che l’episodio ha superato i confini del palco, aprendo una discussione più ampia sul ruolo del Primo Maggio tarantino, sulla responsabilità di chi vi interviene e sul valore simbolico che la città attribuisce a una manifestazione ormai radicata nella sua identità civile.
Maiorano: “Manipolazione consapevole e clima avvelenato”
A intervenire è anche l’on. Giovanni Maiorano di Fratelli d’Italia, che definisce quanto accaduto «un punto di degrado gravissimo del dibattito pubblico e istituzionale». Secondo Maiorano, «accostare il governo democraticamente eletto guidato da Giorgia Meloni a una dittatura non è solo una falsità storica: è una operazione consapevole di manipolazione, costruita per delegittimare la volontà popolare e avvelenare il clima democratico».
L’esponente di Fratelli d’Italia sottolinea che «non siamo di fronte a una opinione, ma a propaganda rozza, ideologica e irresponsabile, pronunciata da chi, per ruolo, dovrebbe garantire equilibrio e rigore». E aggiunge: «Un rettore che usa il proprio prestigio accademico per lanciare slogan da comizio politico tradisce la funzione educativa che è chiamato a svolgere».
Maiorano parla di un atteggiamento «intellettualmente disonesto e politicamente tossico», che «banalizza l’argomento, lo svuota di significato e lo riduce a un insulto da usare contro l’avversario di turno». E conclude: «Gli italiani hanno già scelto, liberamente e democraticamente, e non saranno intimiditi da chi prova a riscrivere la realtà per convenienza ideologica. Continueremo a difendere le istituzioni, il voto dei cittadini e la serietà del confronto politico».
Il gruppo regionale FdI: “Miserabile propaganda, offesi i lavoratori”
Durissima anche la nota firmata dal presidente Paolo Pagliaro e dai consiglieri regionali del gruppo Fratelli d’Italia Tonia Spina, Dino Basile, Luigi Caroli, Giannicola De Leonardis, Andrea Ferri, Nicola Gatta, Renato Perrini, Tommaso Scatigna, Antonio Scianaro e Giampaolo Vietri.
La delegazione parla di «miserabile propaganda che ha trasformato la festa del lavoro in un violento attacco politico», denunciando «la becera strumentalizzazione del concertone del 1° Maggio a Taranto, il cui palcoscenico è stato usato come pulpito contro Giorgia Meloni, offendendo anche i lavoratori».
Il riferimento è al fotomontaggio proiettato sul maxischermo: «Aver accostato le immagini della premier e di Mussolini dà la misura dell’odio che acceca i ‘benpensanti’ di sinistra, sempre pronti a sputare veleno sul governo Meloni, benché democraticamente eletto e – notizia di oggi – il secondo più longevo della nostra storia repubblicana».
Il gruppo regionale critica anche l’intervento del rettore Tomaso Montanari, definito «autore di parole dissennate» e «ossessionato da teorie deliranti sul ‘filo nero, anzi nerissimo’ che legherebbe la destra di governo al Duce». Secondo i firmatari, si è trattato di «un intervento farneticante e senza contraddittorio», utilizzato «per imporre la dittatura del pensiero anti-Meloni».
La nota si chiude con un appello alla responsabilità: «Denunciamo con sdegno quanto accaduto e ribadiamo che il Primo Maggio deve essere una giornata di unità, non un’occasione per avvelenare il clima politico».