CRONACHE TARANTINE
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Periodicamente, a Taranto, si riaccende il dibattito sulla valorizzazione dei Riti della Settimana Santa, un patrimonio identitario che attraversa la storia della città e che ogni anno richiama migliaia di persone.
L’ultima scintilla è arrivata dopo la seduta del Consiglio comunale del 29 aprile, quando la mozione dei gruppi di opposizione per chiedere l’impegno del sindaco e della giunta a sostenere la candidatura dei Riti come patrimonio immateriale dell’Unesco è stata respinta, generando uno scontro politico con il vicesindaco Mattia Giorno. A intervenire ora sono le Arciconfraternite Maria SS.ma del Carmine e SS.ma Addolorata in San Domenico, che scelgono di riportare il confronto su un terreno più ampio e più profondo, quello del metodo e del rispetto della natura spirituale dei Riti.
«Ovviamente non entriamo nel legittimo dibattito democratico all’interno della più importante Assise cittadina – premettono – quanto piuttosto riteniamo opportuno condividere alcune riflessioni sul metodo e sui contenuti di una valorizzazione dei nostri Riti, che possa essere da noi condivisa». Le Confraternite ricordano innanzitutto che «i Riti della Settimana Santa sono un patrimonio spirituale della comunità cristiana di Taranto ed hanno un risvolto positivo sul tessuto connettivo della città». Ogni anno, spiegano, «partecipiamo allo spettacolo di una città unita e coesa», e proprio per questo «il primo principio di metodo non può che essere quello dell’unità e della coesione».
Il richiamo è anche alla natura profonda dei Riti: «Sono organizzati e sostenuti dalle Confraternite e dalla generosità dei Confratelli, che vivono quella esperienza di fede come espressione del loro rapporto con Gesù e della loro partecipazione alla missione della Chiesa». Per questo, sottolineano, «i Riti devono mantenere la loro natura spirituale e devozionale», e ogni forma di valorizzazione culturale, economica o turistica «non può prescindere da questo nucleo spirituale centrale e determinante».
Le Confraternite ricordano inoltre che i Riti, pur essendo espressione della comunità ecclesiale, coinvolgono l’intera città e richiedono il sostegno delle istituzioni: «I tempi che precedono i Riti vedono coinvolte Prefettura, Comune, Questura, Forze dell’Ordine, Polizia Locale e tanti uomini e donne impegnati perché ogni cosa possa svolgersi ordinatamente e in sicurezza». Da qui un terzo principio: «Ogni iniziativa attorno ai Riti va condivisa con le Confraternite sin dall’inizio della sua elaborazione e deve da queste essere condivisa nei luoghi istituzionali della vita cittadina».
Entrando nel merito della polemica, le Arciconfraternite ricordano che «durante l’ultima Settimana Santa i Priori del Carmine e dell’Addolorata, suffragati dal sostegno dei Padri Spirituali, hanno condiviso con il Sindaco la necessità di istituire un tavolo istituzionale di concertazione tra le Confraternite e il Comune». Un tavolo pensato per «promuovere i Riti come volano di valorizzazione della città» e per «migliorare costantemente lo svolgimento dei Riti stessi». Proprio perché questo percorso era stato avviato, spiegano, «si era richiesto di evitare ulteriori iniziative, ancorché lodevoli, che avrebbero rischiato di sovrapporsi a quella a cui si stava dando vita e che comunque non corrispondevano ai principi metodologici esposti».
Il dispiacere espresso dalle Confraternite riguarda soprattutto il tono assunto dal confronto politico: «Spiace che si sia scaduti nel linguaggio del “contenzioso politico” anziché del “confronto politico” e che attorno ai nostri Riti siano state usate parole come “opposizione ai Riti” o “strumentalizzazione dei Riti”». Per evitare simili derive, ribadiscono, «è necessario che si tratti di questo tema con le Confraternite – né senza, né prima, né avanti, né dietro, né sopra, né sotto – e nei tavoli ufficiali stabiliti con le Istituzioni».
Le Confraternite non chiudono la porta alle iniziative culturali, anzi: «Che attorno ai Riti possano sorgere iniziative culturali, convegni, mostre, concerti, possiamo solo essere contenti». Ma aggiungono che «farlo senza interpellare le Confraternite nelle fasi di ideazione e realizzazione è quanto meno sorprendente», perché così «sembra esserci una strumentalizzazione fuori luogo, come se ciascuno cercasse di accreditarsi come il salvatore o il promotore dei Riti».
Il messaggio finale è un invito alla serenità e alla responsabilità: «Vogliamo tranquillizzare tutti: le Confraternite sanno benissimo come valorizzare i Riti e sono ugualmente disposte ad accogliere e sostenere iniziative e proposte di chiunque ami questi Riti e la città intera». E concludono con una precisazione che richiama l’essenza stessa della Settimana Santa tarantina: «Nessuno si offenda se con cristiana chiarezza diciamo che certe passerelle – prima, durante e dopo i Riti – non ci interessano, perché nei Riti due soli sono i protagonisti: il Signore Gesù, morto e risorto per la nostra salvezza, e il suo popolo che Lo ama e Lo onora con il linguaggio semplice e ineffabile della pietà popolare».