CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
“Con la presente Le comunichiamo il trasferimento presso la sede di Bari, con decorrenza dal giorno 13.05.2026”.
La lettera che reca in oggetto la voce “trasferimento di sede”, e firmata dal responsabile delle risorse umane di Tiscali, il 22 aprile scorso ha raggiunto 17 operatrici e operatori del sito di Taranto.
Sono gli ultimi 17 lavoratori che hanno resistito in questi anni alle bordate arrivate proprio dall’ex multinazionale della telefonia made in Sardegna che ora, dopo un tracollo finanziario, ha portato i libri in tribunale ed è disposta a cedere il ramo d’azienda al gruppo Canarbino.
A Taranto erano in 140 – spiegano Tiziana Ronsisvalle e Gianfranco Laporta, di Slc Cgil e Fistel Cisl –. Poi molti hanno accettato incentivi all’esodo da miseria perché la paura di ritrovarsi dalla sera alla mattina senza lavoro e senza reddito, li ha spinti a capitolare, ma ora quel trasferimento in altra sede per i 17 rimasti è l’ennesimo atto di forza del gruppo che sa che per procedere alla formalizzazione dell’offerta vincolante presentata da Canarbino Spa, deve alleggerire il più possibile il peso della forza lavoro.
Per Slc e Fistel si tratta di un vero e proprio ricatto.
Come si può immaginare che questa possa essere una soluzione possibile per lavoratrici e lavoratori che arrivano a prendere circa mille euro al mese e a cui ora si chiede di sostenere ulteriori spese per il trasferimento in altra sede o in altra città? - dicono ancora i segretari generali dei sindacati che si occupano del settore telecomunicazioni.
Attualmente non arrivano novità rilevanti neanche dall’ultima riunione in sede ministeriale per la procedura di composizione negoziata della crisi avviata il 1° marzo scorso.
L’azienda – spiegano i sindacalisti – ci conferma solo che l’offerta per il Perimetro A (affitto e successivo acquisto del ramo B2C, ramo Web mail e marchi Tiscali e Linkem) rimane esclusivamente quella vincolante del gruppo Canarbino e resta assolutamente in silenzio sul futuro dei lavoratori.
Taranto dunque rischia di scomparire.
Canarbino chiede probabilmente a Tiscali di fare il lavoro sporco – dichiarano ancora Ronsisvalle e Laporta – ma fino al 13 maggio non staremo fermi a guardare e chiediamo alle istituzioni territoriali di sostenere la lotta di questi lavoratori che insieme al loro posto di lavoro difendono un presidio produttivo fino a pochi giorni fa presente sul territorio. Metteremo in atto tutte le azioni necessarie – terminano – e vedremo chi sarà accanto a queste famiglie.
E il sostegno istituzionale non è tardato ad arrivare. Sono, infatti, intervenuti all’incontro con la stampa e i lavoratori anche il deputato Vito De Palma, il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, e la consigliera comunale e capogruppo del Pd al Comune di Taranto, Alexia Serio.
Assente giustificata per motivi di salute l’on, Francesca Viggiano che sulla vertenza Tiscali aveva già prodotto una interrogazione a risposta scritta ai ministri delle Imprese e del Lavoro e delle Politiche sociali.
Sono venuto di corsa perché le vertenze di lavoro hanno per noi un valore prioritario – ha detto il sindaco, Piero Bitetti –. Avvieremo interlocuzioni con il Governo e la Regione, oltre che con le parti sociali, perché questo è un territorio che sta soffrendo e anche solo un posto di lavoro diventa fondamentale. Non possiamo assolutamente pensare di perderne neanche uno.
Io sono qui perché è relativo il numero delle persone, e proprio perché di persone si tratta – ha detto l’on. De Palma –. Non ho la bacchetta magica ma sono parlamentare del territorio e in vista del prossimo incontro al Mimit, mi impegno con una nota e una sollecitazione al Ministero e una interlocuzione diretta con il direttore dell’unità di crisi industriali del Mimit Mattia Losego.
Nel frattempo Slc Cgil e Fistel Cisl Taranto annunciano un sit-in di protesta davanti alla sede operativa di Tiscali Taranto (padiglione ex Cisi – Paolo VI), in concomitanza con il prossimo vertice in sede Mimit il 25 maggio prossimo.