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Taranto come specchio dell’Italia, Taranto come suo simbolo più fragile e più esposto, Taranto come suo possibile riscatto.

È da questa immagine potente che prende forma “Taranto è Italia”, la piattaforma unitaria che Cgil, Cisl e Uil hanno presentato davanti a delegate, delegati e istituzioni territoriali, trasformando un attivo sindacale in un vero momento di assunzione collettiva di responsabilità. Una piattaforma che non è solo un documento, ma un atto politico e civile: la richiesta di guardare finalmente in faccia una realtà che da troppo tempo vive sospesa tra annunci, emergenze e promesse mancate.
I sindacati confederali hanno descritto un territorio che non soffre più soltanto nei numeri dell’economia, ma nelle relazioni umane, nella fiducia, nella capacità stessa di immaginare un futuro. «Le difficoltà non riguardano più solo PIL, reddito o occupazione – spiegano – ma intaccano profondamente il tessuto sociale». E i numeri parlano chiaro: negli ultimi quindici anni oltre 37mila tarantini hanno lasciato la città, un’emorragia che continua al ritmo di mille persone l’anno, senza che si intravedano alternative economiche o occupazionali in grado di invertire la rotta.
Dentro “Taranto è Italia” trovano spazio vertenze antiche e nuove, nodi irrisolti e opportunità mancate. La mitilicoltura, tra crisi e rilancio; la vertenza Natuzzi, simbolo di un Made in Italy che delocalizza; il porto, sospeso tra ambizioni e cantieri infiniti; l’agricoltura, frenata da infrastrutture arretrate e dallo sfruttamento dei caporali; i contact center travolti dallo tsunami dell’intelligenza artificiale e da committenze selvagge. E poi l’ex Ilva, la ferita più profonda, la sfida che più di tutte racconta l’Italia: uno stabilimento al collasso, una produzione quasi ferma, un territorio che rifiuta ancora una volta il ricatto tra salute e lavoro. «È necessaria una forte partecipazione dello Stato – scrivono i sindacati – per governare un processo che non può lasciare indietro nessuno».
E proprio in quell’avverbio, “indietro”, Cgil, Cisl e Uil collocano il ricordo di chi indietro è rimasto per sempre: i morti sul lavoro, le malattie professionali, le vite spezzate nell’indotto, nell’edilizia, nelle campagne. Intanto, dietro le saracinesche che si abbassano per sempre, soffrono anche commercio, cultura, turismo, beni culturali: un mondo di professionalità preziose eppure fragili, spesso invisibili nelle statistiche ufficiali. E mentre l’economia arranca, le scialuppe del welfare diventano sempre più piccole: piani sociali di zona insufficienti, scuola e università sottofinanziate, una sanità di prossimità che i sindacati definiscono «da inverno sociale».
«In questo inverno economico attraversiamo la crisi con il 24% della popolazione over 65 anni e con una sanità di prossimità da inverno sociale», ha dichiarato Giovanni D’Arcangelo, segretario generale della Cgil. «È la stagione giusta per una vera costituente per lo sviluppo, una nuova Vertenza Taranto. I numeri della cassa integrazione o dei neet nascondono vite sospese tra licenziamenti, precarietà, assistenza che non c’è. Ma da soli non si va da nessuna parte».
Sulla stessa linea, il coordinatore UIL Taranto Gennaro Oliva ha parlato di un’urgenza non più rinviabile: «Più che una piattaforma, quella presentata oggi è un grido d’allarme alle istituzioni: Taranto non può più aspettare. È tempo di riprogrammare l’economia di questa città. Abbiamo grandi opportunità, a partire dalle risorse per il porto, ma se i fondi verranno spesi male continueremo a perdere lavoro e lavoratori. Questo progetto sarà operativo da subito, con iniziative continue sul territorio».
«Più che una piattaforma, quella presentata oggi è un vero grido d'allarme alle istituzioni: Taranto non può più aspettare», ha dichiarato Gennaro Oliva, coordinatore Uil Taranto. «È giunto il tempo di riprogrammare l'economia di questa città, segnata da dati drammatici su disoccupazione e cassa integrazione che non possiamo permettere ci trascinino nel baratro più assoluto. Abbiamo grandi opportunità, a partire dalle risorse destinate al porto, ma se i fondi verranno spesi male continueremo a perdere lavoro e lavoratori. Ecco perché questo progetto non resterà solo sulla carta, ma sarà da subito operativo attraverso nuove e continue iniziative sul territorio». 
Per Antonio Baldassarre, segretario territoriale Cisl Taranto-Brindisi, la parola chiave è partecipazione: «In un contesto segnato da criticità occupazionali, produttive, sociali e ambientali, rilanciamo una proposta vertenziale aperta, sollecitando l’impegno di istituzioni, forze sociali e associazionismo. Partecipazione non è uno slogan, ma un Patto di responsabilità sociale che consenta a questo territorio di confermare la sua vocazione industriale e valorizzare le sue peculiarità produttive ancora inespresse».
“Taranto è Italia” diventa così un manifesto e insieme una richiesta di verità: riconoscere che la crisi tarantina non è un’eccezione, ma un paradigma nazionale; che qui si misurano le contraddizioni del Paese, ma anche le sue possibilità di rinascita. Una piattaforma che chiede di trasformare la rassegnazione in progetto, la solitudine in alleanza, la sopravvivenza in futuro. Taranto, ancora una volta, chiama l’Italia a guardarsi allo specchio.

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