CRONACHE TARANTINE
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In un territorio che da anni vive sospeso tra crisi industriali, transizioni incompiute e un mercato del lavoro sempre più fragile, arriva un segnale che prova a invertire la rotta: la Giunta regionale ha stanziato 1,5 milioni di euro destinati alla formazione dei lavoratori della provincia di Taranto coinvolti in situazioni di crisi o a rischio di espulsione dal sistema produttivo.
Una misura che si inserisce nell’ambito dell’Azione 7.2 del Piano Nazionale Just Transition Fund, lo strumento europeo pensato per accompagnare i territori più esposti agli effetti della decarbonizzazione e della riconversione industriale. Taranto, con il peso della sua storia siderurgica e delle sue vertenze aperte, è uno di questi.
Lo stanziamento servirà ad attivare percorsi formativi mirati, rivolti a lavoratori in cassa integrazione, dipendenti di aziende in difficoltà, personale dell’indotto industriale e figure professionali che rischiano di essere espulse dal mercato del lavoro senza adeguate competenze per affrontare i nuovi scenari produttivi. L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato riqualificare chi oggi vive una condizione di incertezza, dall’altro preparare il territorio alle nuove filiere che la transizione energetica sta aprendo, dalle rinnovabili all’idrogeno, dall’economia circolare alla digitalizzazione dei processi industriali.
Il Just Transition Fund, che individua Taranto come area prioritaria, punta infatti a sostenere non solo le bonifiche e la riconversione degli impianti, ma anche la riconversione delle competenze. L’Azione 7.2 è dedicata proprio a questo: costruire percorsi formativi capaci di creare nuove professionalità spendibili nei settori emergenti, evitando che la transizione ecologica si trasformi in un ulteriore fattore di esclusione sociale.
Il territorio tarantino, negli ultimi anni, ha visto crescere il numero di lavoratori in cassa integrazione, soprattutto nell’area ex Ilva e nell’indotto metalmeccanico, mentre interi comparti – dalla logistica ai servizi, fino ai contact center – hanno subito contraccolpi pesanti. A questo si aggiunge un dato strutturale: l’età media della forza lavoro è in aumento e molti lavoratori over 50 rischiano di non trovare più collocazione senza un aggiornamento delle competenze.
I 1,5 milioni stanziati rappresentano dunque un tassello di una strategia più ampia, che dovrà necessariamente coinvolgere enti di formazione, imprese, università e centri di ricerca per garantire percorsi realmente efficaci. Il JTF prevede infatti che i programmi siano costruiti in collaborazione con il tessuto produttivo locale, per evitare corsi scollegati dalle esigenze del mercato e favorire invece una ricollocazione concreta.
La sfida è ambiziosa: trasformare una crisi lunga più di un decennio in un’opportunità di ripartenza, dotando Taranto di nuove competenze e nuove prospettive occupazionali. Lo stanziamento non risolve i problemi strutturali del territorio, ma rappresenta un primo passo in una direzione che l’Europa indica con chiarezza: nessuna transizione può dirsi giusta se lascia indietro i lavoratori. Taranto, oggi più che mai, ha bisogno che questa promessa venga mantenuta.