CRONACHE TARANTINE
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La notizia del riparto regionale 2025, con cui la Puglia assegna all’Asl Taranto oltre 1,11 miliardi di euro più una quota di riequilibrio da 250 milioni destinata alle aziende più in difficoltà, arriva in un territorio che da anni convive con una sanità fragile, stanca, spesso al limite.
Una cifra imponente, almeno sulla carta, che però non basta a rassicurare chi ogni giorno vive gli ospedali, le postazioni del 118, i reparti in sofferenza. Per molti, è un annuncio che apre più domande che certezze.
Giovanni Maldarizzi, segretario generale della Uil Fp Taranto, non usa giri di parole. «Non servono più comunicati trionfalistici o riparti contabili presentati come soluzioni», afferma, ricordando che l’Asl ionica trascina un deficit locale che “sfiora i 54 milioni di euro, uno dei più gravi dell’intera rete regionale”. Il sindacato vuole sapere, senza ambiguità, se queste risorse “serviranno solo a coprire buchi generati da una cattiva gestione o se finalmente si tradurranno in servizi reali e nuove assunzioni”.
Il quadro che Maldarizzi descrive è quello di un sistema che non regge più. Il 118, denuncia, è “letteralmente al collasso”, con appena 13 medici in servizio a fronte dei 75 previsti per garantire la sicurezza su tutte le postazioni della provincia. Una sproporzione che mette a rischio operatori e cittadini. A questo si aggiungono le difficoltà del Polo Oncologico Moscati, dove le carenze di personale e le criticità organizzative sono ormai strutturali, e i ritardi accumulati sul nuovo Ospedale San Cataldo, “una struttura imponente che rischia di restare una cattedrale nel deserto senza un piano straordinario di assunzioni”.
Per la Uil Fp Taranto, la misura è colma. «Serve un’inversione di rotta immediata», insiste Maldarizzi, chiedendo alla Direzione Strategica dell’Asl di chiarire pubblicamente quante risorse saranno destinate allo sblocco delle assunzioni, al rafforzamento dell’emergenza-urgenza, alla stabilizzazione del personale e alla riduzione delle liste d’attesa. “Non è più tollerabile che fiumi di denaro pubblico vengano dispersi senza una programmazione chiara, verificabile e condivisa”.
Il sindacato rivendica trasparenza, responsabilità amministrativa e un confronto vero con chi rappresenta i lavoratori. Perché, ricorda Maldarizzi, “la salute del territorio non è un’operazione contabile”. È un diritto che si difende con scelte concrete, investimenti reali e una gestione capace di guardare oltre i numeri, verso le persone che ogni giorno tengono in piedi un sistema sempre più fragile.