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La notizia dell’arrivo di 15 nuove unità di Polizia penitenziaria a Taranto si inserisce in un quadro regionale che il Sappe continua a definire critico.

Il sindacato, commentando la distribuzione dei nuovi agenti comunicata dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, riconosce l’importanza del rafforzamento degli organici ma sottolinea che, in Puglia, il numero complessivo «a mala pena riuscirà a sostituire il personale prossimo alla pensione». Una dinamica che, secondo il Sappe, rischia di lasciare sostanzialmente invariata la situazione nei penitenziari della regione.
Il sindacato richiama l’attenzione sul sovraffollamento, che in Puglia supera il 170%, con «2600 posti regolamentari per oltre 4500 detenuti». Una condizione che, spiegano, genera difficoltà gestionali e costi aggiuntivi per lo Stato, legati anche ai risarcimenti previsti quando non vengono garantiti gli standard minimi stabiliti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. «Il problema – osserva il Sappe – è la mancata distribuzione omogenea dei detenuti sul territorio nazionale», che porta alcune regioni a sostenere carichi molto più elevati di altre.
Nel dettaglio, le nuove assegnazioni per il distretto Puglia‑Basilicata ammontano a 133 unità: 123 uomini e 10 donne. La ripartizione vede Lecce con 31 agenti, Foggia con 17, Trani con 14, Taranto con 15, e numeri minori nelle altre sedi. Una distribuzione che il Sappe ha contestato durante l’incontro del 29 aprile a Bari, ritenendola «non adeguata alla gravità della situazione penitenziaria regionale».
Il sindacato lamenta inoltre la mancanza di un sostegno istituzionale più incisivo: «Nessun aiuto arriva dalla politica, dalle autorità regionali o dalla magistratura», afferma, ricordando che gli agenti sono spesso costretti a turni molto prolungati e a gestire un numero elevato di persone ristrette. Da qui l’annuncio di iniziative di protesta, che il Sappe definisce «azioni simboliche per richiamare l’attenzione sulle condizioni di lavoro del personale e sulla sofferenza che attraversa il sistema penitenziario».
Pur mantenendo toni forti, il sindacato ribadisce l’obiettivo di fondo: riportare al centro del dibattito pubblico la necessità di un intervento strutturale che garantisca sicurezza, dignità e condizioni di lavoro sostenibili per chi opera quotidianamente negli istituti di pena.

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