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Mentre Acciaierie d’Italia rinvia ancora la riattivazione delle cokerie – inizialmente prevista per fine aprile e ora spostata al 30 giugno – esplode un nuovo caso nello stabilimento di Taranto.

Le Rsu di Fim, Fiom, Uilm e Usb denunciano che le ferie dei lavoratori sarebbero state trasformate in cassa integrazione, alimentando tensioni in un clima già segnato da incertezze produttive e crescenti problemi di sicurezza. In questo contesto arriva la dura presa di posizione di Vincenzo Mercurio, coordinatore provinciale Usb, che punta il dito contro la gestione aziendale dopo l’ennesima comunicazione inviata ai dipendenti.
«Acciaierie d’Italia ha inviato ai lavoratori un messaggio WhatsApp con cui annuncia il ricorso alla cassa integrazione a ore zero, senza termine finale», afferma Mercurio, spiegando che il provvedimento riguarda «circa sessanta dipendenti del reparto Treno Lamiere, di cui 25 addetti alla manutenzione e 15 preposti alla sicurezza dell’impianto». Una scelta che l’Usb definisce «oltre il danno, la beffa», perché arriva proprio mentre ci si aspettava «un intervento efficace a tutela della sicurezza dei lavoratori su impianti e strutture che presentano grandissime criticità».
Il riferimento è al grave episodio avvenuto pochi giorni fa nel reparto Pla/2, dove «un cappellone industriale installato a oltre 20 metri di altezza è precipitato all’interno del capannone», sfiorando quella che Mercurio definisce «l’ennesima tragedia sul lavoro all’interno dell’ex Ilva». L’Usb ricorda che la possibilità di un cedimento era stata «messa in conto e anche preannunciata con un suono provocatorio durante il confronto con gli Rls». Ora, commenta il sindacalista, «si passa dalle parole ai fatti».
Di fronte a un evento così grave, la risposta dell’azienda appare per l’Usb incomprensibile: «Invece di investire sul ripristino delle condizioni minime di sicurezza, si mandano a casa i lavoratori in cassa integrazione». Una decisione che, secondo Mercurio, contrasta con gli obblighi di legge: «La normativa prevede interventi di sicurezza e manutenzione anche sugli impianti fermi o non marcianti».
Il coordinatore Usb ricorda che il reparto Treno Lamiere versa da tempo in condizioni critiche: «Le strutture sono deteriorate dall’usura e dagli agenti chimici, le coperture sono ridotte a un colabrodo e le infiltrazioni, nelle giornate di pioggia, riversano enormi quantità d’acqua all’interno del capannone e direttamente sugli impianti». Quanto accaduto, aggiunge, «è l’ennesimo campanello d’allarme ignorato».
L’impressione, conclude Mercurio, è che «questa gestione continui a utilizzare la cassa integrazione come strumento punitivo nei confronti dei lavoratori e di chi chiede semplicemente condizioni di lavoro sicure e dignitose». Una denuncia che si inserisce in un quadro sempre più teso, mentre la città e i lavoratori attendono risposte chiare sul futuro dello stabilimento e sulla tutela della sicurezza nei reparti.

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