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Foto G.Leva

Taranto ha vissuto una delle sue serate più luminose e identitarie: la consegna del Cataldus d’Argento 2026, il riconoscimento che ogni anno, durante le celebrazioni del Patrono, premia chi rende la città “splendente”, secondo lo spirito di San Cataldo.

Nell’atrio dell’Arcivescovado, avvolto dalla luce calda del tramonto di maggio, la cerimonia si è trasformata in un abbraccio collettivo fatto di memoria, talento, impegno civile e radici mediterranee. Una serata impreziosita dagli interventi musicali di Venti d’Arte, dalla testimonianza intensa di padre Ibrahim Faltas e dedicata alla memoria di Tonino Gigante, figura cara alla comunità tarantina.
Il primo riconoscimento è stato assegnato al dottor Catello Miro, premiato per le attività professionali. Un percorso, il suo, che affonda nella tradizione familiare e si proietta nella vita pubblica della città. Laureatosi giovanissimo in Giurisprudenza con il massimo dei voti, Miro ha collaborato con gli istituti universitari di Bari, con il Polo Jonico e con la Lumsa di Roma, portando avanti un lavoro giuridico raffinato e rigoroso. Dal 1990 guida lo studio legale fondato dal padre, curando contenziosi civili, bancari e societari, senza mai far venir meno – come è stato ricordato – «la sua attenzione alle imprese familiari e al tessuto economico del territorio». Numerose le sue pubblicazioni, così come gli incarichi di rilievo: dalla redazione del piano per la Camera arbitrale della Camera di Commercio alla presidenza dell’Associazione Famiglia e Giustizia, fino al ruolo di promotore della Banca di Credito Cooperativo di Taranto di cui è presidente. Un impegno che, come sottolineato durante la cerimonia, «ha saputo coniugare competenza, visione e radicamento nella comunità».
Il secondo Cataldus d’Argento è stato conferito al dottor Gennaro Giudetti per le attività di volontariato. La sua storia ha attraversato la serata come un soffio potente di umanità. «Il volto di chi soffre può cambiare la vita di ognuno di noi», è stato ricordato leggendo le sue parole. A soli 19 anni, Giudetti si è trovato davanti ai migranti salvati in mare: da allora non si è più fermato. Ha operato nei campi profughi della Libia, in Colombia, Ucraina, Afghanistan, Siria, Congo, Venezuela, Libano, Palestina, Etiopia, Tigrai; ha lavorato negli ospedali di Codogno e dello Yemen durante la pandemia; è entrato due volte nella Striscia di Gaza come operatore dell’Oms, coordinando gli aiuti umanitari. Autore di libri, relatore in sedi internazionali, voce limpida del diritto umanitario, Giudetti porta con sé un messaggio che ha risuonato forte nell’atrio dell’Arcivescovado: «La pace è come il seme di una pianta di almendro: forse non vedrai la pianta crescere, ma la semina di oggi garantirà ombra domani».
Il terzo riconoscimento è stato assegnato all’Associazione Sustain per la Cooperazione tra Scuole, premiata per le attività culturali. Una realtà nata nel 2020, guidata dal professor Giustino Melchionne, che ha trasformato la cooperazione scolastica in un ponte concreto tra Taranto e il Burkina Faso. Il progetto Sustain, sviluppato insieme a ENEA, al Politecnico di Bari e all’Université Ouaga I, mira alla creazione di un villaggio scuola autosostenibile: impianti fotovoltaici, sistemi di analisi delle acque, servizi sanitari, orti irrigati con pompe solari. «Educarsi al futuro» non è solo uno slogan, ma un percorso che da dieci anni coinvolge undici scuole tarantine, offrendo agli studenti la possibilità di «sperimentare relazioni fruttuose e comprendere che la qualità della vita può migliorare ovunque, se si costruiscono ponti e non muri».
A chiudere la serata, lo spettacolo Musiche del Mediterraneo, un viaggio narrativo e sonoro che ha attraversato popoli, tradizioni e memorie affacciate sullo stesso mare. Le voci, le chitarre, la pittura dal vivo hanno trasformato l’atrio dell’Arcivescovado in un paesaggio emotivo, dove Taranto ha potuto riconoscersi come città di frontiera, di incontro, di storie che si intrecciano.
Il Cataldus d’Argento 2026 ha così rinnovato il suo significato più profondo: celebrare chi, con il proprio lavoro, la propria arte o il proprio impegno, rende Taranto più luminosa. Una città che, nel nome del suo Patrono, continua a cercare bellezza, giustizia, comunità. Una città che, anche attraverso questi premi, prova a raccontarsi non solo per le sue ferite, ma per la forza di chi ogni giorno la fa crescere.

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