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Confartigianato introduce una riflessione nuova sul futuro economico del territorio: il vero tema non è quante imprese nascono, ma quante riescono davvero a consolidarsi ed a diventare sviluppo stabile


Taranto non può più leggere il proprio sistema economico limitandosi al saldo tra imprese nate e cessate. Un saldo apparentemente stabile - o appena positivo come quello registrato nel 2025 - può infatti nascondere una trasformazione più profonda del tessuto produttivo locale. È questa una delle riflessioni emerse dall'analisi di Confartigianato Taranto nell'ambito del Forum "Taranto può farcela, se...".
"Il problema non è soltanto quante imprese nascono" evidenzia Fabio Paolillo, Segretario generale dell'Associazione. "Il vero problema è capire quali imprese stiamo perdendo e se quelle che nascono siano realmente in grado di consolidarsi, creare occupazione stabile, resistere nel tempo e diventare parte strutturale dell'economia locale".
Una nuova impresa non sostituisce automaticamente un'impresa storica che chiude. Quando un'attività radicata abbassa la serranda, il territorio non perde soltanto una partita IVA: perde esperienza, competenze, capacità produttiva e, spesso, interi mestieri.
Secondo il Cruscotto statistico di InfoCamere aggiornato a dicembre 2025, il tasso di sopravvivenza delle imprese iscritte nel 2022 è pari al 72,5%, mentre quello relativo alle imprese iscritte nel 2023 si attesta al 77,7%. Il nodo emerge però dopo, quando terminano agevolazioni e sostegni iniziali e l'impresa deve reggere sul mercato. In Puglia, in assenza di un dato provinciale, secondo le più recenti elaborazioni Istat e Regione Puglia, il tasso di sopravvivenza delle imprese a cinque anni si attesta intorno al 57,2% nel 2023. Tuttavia nelle aree economicamente più fragili del mezzogiorno, come Taranto, il quinto anno continua a rappresentare una soglia critica per la stabilità aziendale.
"È plausibile - osserva Paolillo - che dietro un saldo numerico apparentemente equilibrato si nasconda una sostituzione debole: imprese storiche e radicate escono dal mercato, mentre nuove attività, ancora fragili, faticano a consolidarsi"
Il tema riguarda soprattutto le micro e piccole imprese. Nel campione camerale delle società compresenti nel triennio 2022-2024, l'81,5% delle imprese analizzate è costituito da microimprese mentre il risultato netto mediano del 2024 si ferma a 13.459 euro. Molte realtà formalmente attive operano con margini ridotti, bassa patrimonializzazione, limitata capacità di investimento, dipendenza dalla liquidità corrente e difficoltà di accesso al credito.
"In un territorio fragile — sottolinea Paolillo - il rischio reale è che una parte delle nuove attività riesca a nascere, anche grazie a incentivi e strumenti di finanza agevolata, ma resti poi sola nella fase decisiva del consolidamento".
È questa la fase meno osservata ed accompagnata: si monitora l'avvio dell'impresa, l'accesso ai finanziamenti e la rendicontazione degli investimenti, ma molto meno ciò che accade successivamente al terzo anno, quando terminano gli sgravi, aumentano i costi  di gestione, cresce il fabbisogno di liquidità e l'impresa deve consolidare clienti, mercato e margini.
Anche il ricorso a microcredito e altri strumenti di liquidità evidenzia questa criticità: strumenti importanti, ma pur sempre finanziamenti da restituire, che appesantiscono ulteriormente imprese già deboli sotto il profilo economico e finanziario.
Per Confartigianato, in un'area di crisi non basta misurare quante risorse vengono attivate: occorre capire con quale efficienza quelle risorse si trasformano in risultati reali per il tessuto produttivo locale. Senza questa osservazione, ogni strategia rischia di procedere alla cieca.
Da qui nasce la proposta di Confartigianato di un Osservatorio territoriale sul consolidamento delle imprese, dedicato al ciclo di vita aziendale almeno fino al quinto anno, con attenzione a micro e piccole imprese, attività sostenute da incentivi pubblici e fase post-incentivo. L'obiettivo è superare una valutazione limitata al saldo tra aperture e chiusure, rilanciando anche il patrimonio conoscitivo dell'Osservatorio della locale Camera di commercio, operativo fino a qualche anno fa e capace di produrre strumenti preziosi per comprendere le trasformazioni dell'economia provinciale. Un patrimonio che oggi dovrebbe essere rafforzato e rilanciato, supportando l'Ente con strumenti e dotazioni umane e professionali adeguate.
"In territori come Taranto, la capacità di leggere tempestivamente le trasformazioni economiche è una chiave strategica per lo sviluppo".
Per Confartigianato il punto centrale è ormai evidente: "Per troppo tempo abbiamo contato quante imprese nascevano - conclude Paolillo. Ora dobbiamo capire anche quante riescono davvero a restare e come possiamo aiutarle".

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