CRONACHE TARANTINE
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Taranto ha il mare nel sangue, ma ci sono giorni in cui questo legame antico torna a imporsi con una forza particolare.
Il 13 maggio 2026 è stato uno di quei giorni: nella cornice del convegno “Taranto, il mare: storia navale, base logistica e geostrategica”, la città ha guardato a se stessa attraverso lo specchio della Marina Militare, riscoprendo il ruolo che la presenza navale continua a esercitare sulla sua identità, sulla sua economia e sul suo futuro. Una sala gremita, autorità militari, istituzioni, rappresentanti del mondo economico e studenti: un pubblico eterogeneo che ha seguito con attenzione un confronto che ha intrecciato storia, strategia, sicurezza e sviluppo urbano.
A inaugurare i lavori è stato l’Ammiraglio di Divisione Andrea Petroni, che ha ricordato come Taranto rappresenti «un polo marittimo‑militare strategico nel Mediterraneo», sottolineando la necessità di una sinergia costante tra Marina, istituzioni e comunità. «Questo incontro è l’occasione per mostrare concretamente come il mare aiuti il territorio», ha affermato, richiamando il valore storico e operativo della presenza navale e il suo impatto sulla vita quotidiana della città.
Il cuore tecnico del convegno è stato l’intervento dell’Ammiraglio Michele Cosentino, che ha ripercorso l’evoluzione della base navale e della flotta italiana, ricordando come le leggi degli anni Settanta abbiano avviato un processo di ammodernamento che ha portato la Marina a dotarsi di unità moderne e capaci di operare in scenari complessi. Cosentino ha dedicato particolare attenzione agli stretti strategici, citando lo stretto di Hormuz come «corridoio vitale per il traffico energetico e per la stabilità regionale», un’area in cui la Marina italiana contribuisce a garantire libertà di navigazione e sicurezza internazionale. Un passaggio che ha evidenziato come Taranto, pur lontana geograficamente, sia parte integrante di un sistema globale di equilibri e responsabilità.
Il convegno ha poi aperto una finestra sul versante economico‑sociale grazie all’intervento della presidente di Confesercenti Taranto, Francesca Intermite, che ha portato numeri e analisi sul peso della Difesa nel tessuto commerciale cittadino. «Si stima che tra militari e personale civile impiegato in base navale, Arsenale, scuole e comandi si contino tra 3.000 e 5.000 persone», ha spiegato, indicando un indotto annuo compreso tra «100 e 400/500 milioni di euro». Intermite ha ricordato che i lavoratori della Difesa sono «i primi clienti stabili del commercio tarantino», sostenendo quotidianamente supermercati, ristorazione, negozi e servizi. Da qui l’appello a un maggiore riconoscimento politico e amministrativo di questo legame, affinché la presenza della Marina sia valorizzata nelle scelte di sviluppo urbano ed economico.
A chiudere i lavori è stato l’Ammiraglio Pietro Vivenzio, che ha riportato l’attenzione sugli scenari internazionali, dalla Libia al Golfo Persico, sottolineando come la sicurezza marittima sia un fattore determinante per le forniture energetiche e i flussi commerciali. «La presenza navale responsabile non è solo sicurezza militare, ma un investimento strategico per l’economia e la stabilità del Paese», ha affermato, collegando la dimensione geopolitica alle ricadute concrete sulla vita nazionale.
Il coordinamento del convegno è stato affidato al Dott. Dario Bellone de Grecis, che ha sintetizzato i temi emersi e ringraziato autorità e partecipanti. Particolarmente significativa è stata la presenza degli studenti degli istituti “Liside” e “Archimede” – sezione Nautica, che hanno seguito con interesse gli interventi e posato in una foto di gruppo con gli ammiragli, simbolo di un dialogo necessario tra la Marina e le nuove generazioni.
La giornata si è chiusa con una consapevolezza condivisa: il mare non è solo un elemento geografico, ma una struttura portante dell’identità e dell’economia tarantina. Il convegno ha mostrato come la base navale e il sistema Difesa rappresentino un motore stabile di sviluppo, sicurezza e prospettiva. Un patrimonio che la città è chiamata a riconoscere, valorizzare e integrare nelle proprie politiche future.