CRONACHE TARANTINE
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Da ore circolavano sui social e sui media locali immagini di un cartello di sequestro comparso nel cantiere del dissalatore del fiume Tara, riaccendendo un dibattito già acceso e alimentando interrogativi sulla natura del provvedimento.
La segnalazione era arrivata dagli ambientalisti Luciano Manna di VeraLeaks e Vincenzo Fornaro, che avevano notato il foglio dello Spesal apposto in un’area del tracciato tra la masseria Carmine e la pineta della gravina di Mazzaracchio, punto in cui la tubazione del dissalatore incrocia la rete Snam. «Cosa accade nel cantiere del dissalatore?» si erano chiesti, ricordando come l’opera fosse sin dall’inizio «notevolmente invasiva» e come la mancanza di informazioni ufficiali alimentasse «preoccupazioni e opacità».
A distanza di poche ore, Tara Sipontum – la società che sta realizzando l’impianto – ha diffuso una nota per chiarire la dinamica dei fatti e frenare quelli che definisce «inutili allarmismi». L’azienda precisa che il provvedimento «non riguarda l’intera opera, bensì un’area specifica e circoscritta di pochi metri quadrati». Il sequestro, spiegano, è stato disposto «in via del tutto cautelativa» per consentire allo Spesal di svolgere gli accertamenti necessari dopo un infortunio sul lavoro avvenuto il 21 aprile.
Secondo la ricostruzione fornita, l’incidente ha coinvolto un operaio di una ditta subappaltatrice impegnato nelle normali operazioni di movimentazione del materiale. «Il lavoratore ha subito un infortunio ed è in via di guarigione», fa sapere Tara Sipontum, rassicurando sulle condizioni dell’uomo, che non sarebbero gravi. La società sottolinea inoltre che il cantiere «prosegue regolarmente le sue attività», fatta eccezione per la piccola porzione temporaneamente interdetta per i rilievi di rito, e ribadisce «la massima trasparenza e collaborazione con le autorità competenti».
A confermare quanto dichiarato da Tara Sipontum è anche Acquedotto Pugliese, contattato per l’occasione, che ha confermato la natura circoscritta del provvedimento e la prosecuzione delle attività del cantiere.
Il caso, nato da un cartello notato per caso e rilanciato dagli ambientalisti, si ridimensiona dunque sul piano tecnico, pur restando inserito in un contesto di forte attenzione pubblica verso un’opera che continua a dividere il territorio. Taranto, ancora una volta, osserva e attende sviluppi.