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Ci sono momenti in cui una città è costretta a guardarsi allo specchio, senza filtri né attenuanti. L’ultimo episodio di violenza minorile che ha scosso Taranto ha fatto esattamente questo: ha tolto il velo a un disagio profondo, stratificato, che non nasce oggi ma che oggi esplode con una forza impossibile da ignorare.

È in questo clima che Confcooperative Taranto ha convocato un incontro con la stampa, alla presenza dei rappresentanti delle quindici cooperative che da anni accolgono i minori più fragili nelle comunità educative. Un confronto che arriva dopo anni di richieste rimaste sospese e che oggi assume il peso di un’emergenza sociale non più rinviabile.
Il segretario generale di Confcooperative Taranto, Carlo Martello, ha parlato senza esitazioni di una situazione «angosciante», denunciando «la povertà educativa dei minori, abbandonati ai sentimenti più sgradevoli e condannabili, senza il sostegno delle famiglie e delle istituzioni». Martello ha ricordato che «l’unico sistema che sino ad oggi è intervenuto con efficacia, dedizione e sacrificio è quello delle cooperative sociali», che gestiscono le comunità educative e accolgono ragazzi che altrimenti resterebbero completamente soli. «Tutto il comparto rimanente – ha aggiunto – quello che la legge individua nella Regione e nello Stato, è completamente assente».
Il segretario ha sottolineato come «le dichiarazioni, gli articoli di giornale e le belle fotografie non servano più», perché ciò che occorre è «onorare, rispettare e aiutare un sistema che ha dato il massimo e ha mostrato grande efficienza». Da qui la richiesta politica ed economica al Comune di Taranto: «che vengano rispettati gli accordi sottoscritti nel contratto che disciplina queste attività». Martello ha ricordato che da due anni le cooperative sono costrette a ricorrere al credito bancario per sopperire ai mancati pagamenti dell’ente locale. «Se questo comparto dovesse andare in difficoltà – ha avvertito – cadrebbe l’ultima diga a sostegno di questi giovani allo sbando».
Il segretario ha richiamato anche il quadro più ampio, quello delle agenzie educative che un tempo costituivano l’ossatura della crescita dei minori: «Famiglia, scuola, istituzioni, chiesa: tutti questi organismi sono stati svuotati delle loro facoltà. È crollato un mondo educativo che doveva sostenere questi giovani». La legge 184/83, ha ricordato, assegna compiti precisi a Stato, Regioni ed enti locali, «ma sono ruoli disattesi da anni e qualcuno deve intervenire».
Martello ha spiegato che i segnali del disagio minorile «vengono da lontano» e non possono essere imputati solo all’amministrazione attuale: «L’abbandono scolastico, il dilagare delle dipendenze sconosciute e non trattate, l’assenza di interventi da parte degli enti competenti, ASL esclusa: erano tutte avvisaglie della direzione drammatica verso cui stavamo andando, ma nessuno ha guardato».
Sul piano economico, il segretario ha ricostruito la vicenda delle rette dovute alle comunità educative. La convenzione stipulata nel 2021 prevedeva l’adeguamento all’indice ISTAT e il riconoscimento degli aumenti derivanti dai nuovi contratti collettivi. «Nel 2024 – ha spiegato – il costo del lavoro è aumentato del 15-16%, l’ISTAT è salito a due cifre, e le cooperative hanno pagato tutto: stipendi, beni e servizi necessari per assistere i minori 24 ore al giorno». Nonostante ciò, il Comune non ha erogato quanto dovuto. «Il 2 marzo è stato firmato un documento condiviso in cui l’ente ha riconosciuto solo il 30-40% degli aumenti, ma dopo due mesi la Giunta non ha ancora deciso come procedere». Nel frattempo, le cooperative restano «economicamente fuori», costrette a indebitarsi per garantire un servizio essenziale.
Un quadro che, nelle parole di Martello, non è più sostenibile: «Questi minori non vengono sostenuti da nessuno. Se crolla il sistema delle cooperative, crolla l’ultima protezione rimasta». Taranto, ancora una volta, si trova davanti a una scelta che non può più essere rimandata.
A chiusura dell’incontro è intervenuto anche Gabriele Morales, coordinatore delle cooperative sociali e componente del consiglio provinciale di Confcooperative Taranto, che ha richiamato la necessità di «un’unione più forte e di reti interistituzionali capaci di affrontare in modo sistemico queste problematiche». Morales ha ricordato che la nuova legge regionale sul terzo settore «riconosce un ruolo orizzontale al mondo della cooperazione» e che occorre «mettere a terra progettualità capaci di prevenire il disagio». Ha spiegato che oggi «circa 400 minori» risultano inseriti nelle comunità educative, mentre mancano dati completi sui servizi socio‑educativi più leggeri, dai centri diurni ai sostegni domiciliari alla genitorialità. «È un sistema complesso – ha detto – che va navigato con serietà e professionalità, cercando una convergenza reale tra tutte le competenze territoriali». Sul coinvolgimento delle famiglie ha sottolineato che «bisogna incontrarle, creare spazi di comunità, istituire presidi permanenti nei quartieri». Quanto ai rapporti economici con il Comune, Morales ha chiarito che «le cooperative vengono pagate, ma restano scoperti gli aumenti previsti dal contratto collettivo», per un totale di «circa 600 mila euro» ancora da riconoscere. «Siamo in attesa di chiudere la questione – ha concluso – perché senza queste risorse il sistema rischia di non reggere».

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