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Era sembrato quasi naturale, a margine del Tef, che il discorso scivolasse sulla rigenerazione.

Non quella evocata come slogan ma quella che si misura nei gesti quotidiani, nelle tecnologie adottate, nella responsabilità che un territorio pretende e che le imprese – almeno alcune – hanno iniziato a sentire come parte del proprio ruolo. In questo quadro si inserisce l’esperienza raccontata da Domenico Schettino, direttore tecnico della società Idrochemical Service, una delle realtà che più direttamente toccano il cuore della questione: il trattamento dei rifiuti liquidi, il punto in cui l’impatto ambientale non è più teoria ma materia concreta.
Schettino ha spiegato che l’azienda “gestisce una piattaforma polifunzionale di trattamento dei rifiuti liquidi pericolosi e non”, occupandosi in particolare delle acque reflue industriali e del primo trattamento per il riutilizzo degli oli industriali. Ha ricordato come l’azienda depuri “tutte le acque in tabella 3”, e come lavori in una logica di simbiosi industriale, mettendosi al servizio delle imprese del territorio per chiudere i cicli, ridurre gli sprechi, trasformare ciò che era scarto in risorsa. “Siamo un hub di riferimento per tutte le acque contenenti oli di tutti i porti del meridione”, ha detto, sottolineando il ruolo strategico di un’attività che spesso resta invisibile ma che rappresenta uno dei cardini della transizione ecologica reale.
Il tema della rigenerazione, in questo racconto, non è apparso come un concetto astratto. Schettino ha parlato di Taranto come di una città che “chiede più ecologia”, e ha spiegato che il contributo della sua realtà passa attraverso tecnologie all’avanguardia e un approccio che mette al centro la responsabilità. “Il nostro impegno, soprattutto di tutti i miei collaboratori, è quello di avere una coscienza ambientale”, ha affermato, ricordando che ogni azione all’interno della piattaforma può avere ripercussioni sull’ecosistema. Per questo, ha aggiunto, “i primi controllori di tutte le attività che si svolgono all’interno della nostra piattaforma sono i dipendenti”.
In quelle parole si è colta una visione che va oltre il perimetro aziendale: la rigenerazione come processo collettivo, come consapevolezza diffusa, come capacità di leggere il territorio e rispondere alle sue fragilità con competenza e responsabilità. È la stessa traiettoria che il TEF prova a disegnare da anni, mettendo insieme istituzioni, imprese, ricerca e cittadinanza attiva. E in questo intreccio, la voce di chi lavora ogni giorno sulla materia viva dell’ambiente restituisce forse la misura più concreta di ciò che significa davvero cambiare.

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