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C’è un momento, nella giornata conclusiva del TEF, in cui il dibattito sulla transizione ecologica smette di essere un esercizio teorico e diventa qualcosa di più concreto, quasi tangibile.

È quando Mattia Voltaggio, responsabile di Joule – Scuola di Eni per l'Impresa, prende la parola e porta sul palco un’idea che sembra cucita esattamente sul senso profondo di questo Forum: l’innovazione non come slogan, ma come pratica quotidiana, come apertura, come possibilità reale per un territorio che vuole cambiare.
Voltaggio lo dice con chiarezza: «Il TEF è il luogo dove l’ecosistema tarantino dialoga su innovazione e sostenibilità. Ed è il luogo che abbiamo scelto per annunciare, lo scorso anno, la piattaforma Taranto Open Lab. E oggi siamo tornati per raccontarne i primi risultati».
Taranto Open Lab, spiega, non è un progetto astratto, ma un’idea molto concreta: immaginare che un sito industriale come la raffineria Eni possa diventare una palestra di innovazione aperta al territorio. «Una palestra dove sperimentare soluzioni sulla qualità dell’aria, sulla risorsa idrica, sul recupero delle biomasse, sulla produzione di energia. Tutto questo pensiamo che sia possibile testarlo all’interno di un sito industriale reale».
La parola chiave, però, è “apertura”. Perché ciò che spesso manca, in Italia e in Europa, è proprio questo: la possibilità di far entrare competenze, idee, tecnologie dentro luoghi che per decenni sono stati percepiti come chiusi, impenetrabili, separati dalla città. «Lo facciamo in collaborazione con le università, con il mondo della ricerca, con le startup, e in dialogo con tutte le componenti della società civile», racconta Voltaggio.
E non solo: Joule sta lavorando anche con le scuole, perché la transizione non è solo industriale, ma culturale. «Stiamo lavorando con gli istituti scolastici per fare formazione e raccontare il mestiere dell’imprenditoria sostenibile». Un messaggio che parla direttamente ai giovani, a quelli che oggi cercano un futuro possibile e che domani potrebbero essere i protagonisti di un ecosistema nuovo.
L’obiettivo è chiaro: attirare talenti. «Ci auguriamo che tutto questo porti ancora di più ad attirare talenti all’interno di questa città, non solo dal territorio, ma anche dall’Italia e dall’estero». E i segnali, dice Voltaggio, sono già arrivati: «Abbiamo già una risposta molto importante da parte di Paesi che sono venuti qui a testare le loro soluzioni».
In questo quadro, il TEF diventa qualcosa di più di un evento: diventa un terreno fertile, un luogo dove le parti coinvolte – imprese, istituzioni, scuole, ricerca, società civile – possono incontrarsi e riconoscersi. «Il TEF rappresenta quel terreno fertile dove poter mettere tutte le parti insieme, perché solo insieme si può tradurre questo potenziale in economia reale».
E così, nella giornata conclusiva del Forum, mentre Taranto continua a interrogarsi sul proprio futuro, l’intervento di Voltaggio restituisce un’immagine precisa: un territorio che non aspetta più che il cambiamento arrivi da fuori, ma che prova a costruirlo da dentro, aprendo le porte dei suoi luoghi simbolo e trasformandoli in laboratori vivi, dove il futuro non si racconta soltanto, ma si prova, si testa, si tocca.

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