CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Attendere che l’impasto lieviti e che il forno faccia la sua parte. Prima ancora scegliere gli ingredienti giusti e scoprire come metterli insieme, senza che un sapore prevalga su un altro.
E poi impastare, infornare, decorare tante e tante volte, finché non si impara. Così è la vita, come i fornelli. E i partecipanti al corso di cucina e pasticceria promosso dall’associazione ‘Noi e Voi’, con la ‘pasticiottica’ Eleonora Occhinegro, vicepresidente di Abfo a fare da insegnante, sembrano averlo capito molto bene. Dieci lezioni nel centro socio-rieducativo ‘Fieri Potest’ di Paolo VI rivolte ad una quindicina di persone sottoposte a misure limitative della libertà personale. Gli incontri per imparare le basi della cucina e della pasticceria si sono conclusi con una gara in stile talent show culinario. Due ore di tempo per creare una propria rivisitazione del Danubio, lievitato in versione dolce o salata. Nella giuria che ha decretato il vincitore c’erano anche gli chef Palma D’Onofrio e Antonio Capoccello. La challenge si è svolta qualche giorno fa a Fragagnano, nella sede di “Progetto Frag”. Ha vinto Vincenzo, con un Danubio salato preparato con gorgonzola, speck, crema di funghi e granella di noci «sapori che mi ricordano casa» - ha commentato stupito del primo posto. «Questa è la terza tappa di ‘Architettura detentiva, metri quadrati di futuro’. Un percorso culturale – spiega don Francesco Mitidieri, presidente dell’associazione ‘Noi e Voi’ - che stiamo facendo con persone sottoposte a misure limitative della libertà personale. Dopo la mostra di ceramica e fotografia e la presentazione della canzone rap oggi la fine del laboratorio di cucina. Abbiamo scelto il Danubio, chiamandolo “il dolce del colloquio” perché le sue palline di pasta lievitata si spezzano con le mani e rappresentano un segno di condivisione che richiama all’esperienza della visita dei propri cari all’interno del carcere. In quell’occasione chi è detenuto ha il piacere di offrire qualcosa a chi viene in visita. Nello scegliere gli ingredienti ognuno ha portato qualcosa di sé, un ricordo di famiglia, qualcosa che piace ai figli o che lo riporta al proprio Paese d’origine». Per la maggior parte del gruppo si è tratta di una prima volta tra i fornelli. «Confesso che è stata dura. Il primo giorno mi sono sentita sola – spiega a margine Eleonora Occhinegro - perché ho sentito un gruppo un po’ ostile e temevo che non saremmo arrivati alla fine. Poi poco alla volta siamo diventati una famiglia, e la cucina ha fatto la sua reale magia che è quella di incontrarsi, di condividere. Il percorso si è concluso con questa gara in cui si preparava il Danubio. Proposte spettacolari, colorate, gustose, dal lievitato tarantino con patate cozze e crema di pecorino a quello con cannella e mela di un partecipante del Bangladesh. Un momento di grandissima gratificazione per il lavoro svolto». Felice di aver contribuito anche Antonella Alfonso fondatrice di ‘Progetto Frag’. «La nostra è un’impresa sociale che ogni giorno lavora per creare percorsi di inclusione crescita e rinascita attraverso la cucina e la formazione. Crediamo profondamente nella collaborazione tra realtà del territorio e nel costruire occasioni concrete di incontro e partecipazione. La Danubio Challenge è stata un’esperienza speciale perché ha racchiuso molti dei valori che portiamo avanti quotidianamente: condivisione, inclusione, impegno e valorizzazione del territorio».