CRONACHE TARANTINE
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Il percorso BRT colpisce ancora. Come se non bastassero la “violenta e selvaggia deforestazione” e la “sciagurata decisione” di far passare il tracciato sulla Ringhiera, ora – denuncia Nello De Gregorio, esponente del gruppo territoriale M5S e presidente dell’associazione Nobilissima Taranto – “siamo costretti a subire un altro duro colpo che si abbatte sulla piazza più iconica della città, piazza Castello”.
La notizia, arrivata pochi giorni fa, riguarda una variante al progetto di restyling della piazza, motivata non solo da esigenze di rimodulazione dei costi ma soprattutto, sottolinea De Gregorio, “dal nuovo tracciato della BRT approvato nel 2025 che modifica l’assetto viabilistico dell’area e interferisce con la configurazione funzionale della piazza”.
Secondo il presidente di Nobilissima Taranto, la storia si ripete: “Si ripropone ancora una volta il dilemma di queste benedette e fastidiose interferenze, vuoi che siano uno dei più vasti nuclei di necropoli magnogreche o il progetto di restyling della piazza più iconica della nostra storia”. Per capire cosa accadrà, De Gregorio torna a ciò che l’intervento avrebbe dovuto valorizzare: il basolato storico, indicato come elemento qualificante dell’originario progetto, pur con qualche “paccottiglia fuori luogo” come i giochi d’acqua. Su questo punto, almeno, una certezza sembra esserci: “Tutti i basoli rinvenuti durante la rimozione dell’asfalto verranno rimessi in opera all’interno di un assetto figurativo appositamente studiato e concordato con la Soprintendenza”. Il riferimento è al percorso che costeggia palazzo Di Stani.
Molto meno chiaro, invece, il destino del resto della piazza. Se venisse confermato il passaggio della BRT sulla Ringhiera, avverte De Gregorio, “buona parte della carreggiata esterna che costeggia il castello verrà asservita al transito dei mezzi e dunque addio alla riemersione di buona parte del basolato storico presente in quella zona”. Un sacrificio che, a suo giudizio, rappresenterebbe l’ennesima rinuncia identitaria imposta alla città in nome di un progetto che continua a generare criticità e contestazioni.
“Taranto continua a rinnovarsi autodistruggendosi”, conclude amaramente De Gregorio, lasciando sul tavolo una domanda che pesa più di tutte: quanto ancora la città dovrà cedere di sé per far spazio a un’infrastruttura che, finora, sembra aver prodotto più ferite che benefici.