CRONACHE TARANTINE
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La centrale termoelettrica gestita da AdI Energia potrà continuare a funzionare ma dovrà osservare alcune prescrizioni ovvero: presentare alla Regione Puglia entro sessanta giorni un piano che punti alla riduzione delle emissioni in ossequio a quella che è la normativa regionale attualmente in vigore disciplinata dalla legge regionale n. 21 del 2012 .
A deciderlo è stato il Tar di Lecce, sezione Prima (collegio composto dal presidente Antonio Pasca, dal consigliere estensore Silvio Giancaspro e dal referendario Elio Cucchiara) che ha sospeso l’efficacia dell’ordinanza firmata dal sindaco Piero Bitetti lo scorso 14 aprile. Ordinanza contro la quale i legali di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria avevano presentato ricorso. Ricorso accolto dai giudici amministrativi lo scorso 28 aprile i quali avevano poi rinviato la decisione finale all’udienza del 19 maggio avendo reputato che le questioni proposte dalle parti necessitavano di un adeguato approfondimento in sede collegiale e che, nel frattempo, appariva opportuno salvaguardare lo stato di fatto esistente al momento dell’ordinanza emessa dal sindaco Bitetti.
La centrale termoelettrica, infatti, alimenta il ciclo produttivo dell’ex Ilva per cui l’interruzione del servizio avrebbe portato inevitabilmente al blocco dell’intero stabilimento di Taranto con ripercussioni anche su quelli del nord Italia.
Una volta che Acciaierie d’Italia avrà prodotto il Piano così come richiesto dal Tar di Lecce, lo stesso nei trenta giorni successivi al deposito sarà esaminato da Regione Puglia (dipartimento Ambiente, Paesaggio e Qualità urbana), da Arpa Puglia, da AreSS Puglia e da Asl Taranto, ognuna per le proprie competenze.
Il Tar, come è possibile leggere nell’ordinanza, ha accolto la domanda cautelare individuando un punto decisivo: le emissioni effettive dell’impianto risultano, “significativamente inferiori” ai limiti previsti dall’Aia, e questo dato – non contestato dalle amministrazioni – cambia il bilanciamento degli interessi. Secondo il collegio, bloccare l’impianto avrebbe effetti “devastanti per l’intera economia del territorio e per l’economia nazionale”, poiché la centrale è funzionale allo smaltimento produttivo dei gas provenienti dallo stabilimento siderurgico.
Come si ricorderà, la vicenda nasce dal Rapporto di Valutazione del Danno Sanitario (VDS) 2024, predisposto da Arpa, AReSS e Asl Taranto ai sensi della legge regionale 21/2012. La Regione Puglia, con la delibera di Giunta n. 270/2025, aveva trasmesso il rapporto agli stabilimenti interessati chiedendo la presentazione, entro 30 giorni, di un piano di riduzione delle emissioni. AdI Energia aveva impugnato l’atto sostenendo che l’obbligo previsto dalla legge regionale si applichi solo agli impianti con Aia regionale mentre la centrale è soggetta ad Aia statale.
La controversia si è poi aggravata con l’ordinanza sindacale n. 18 del 13 aprile del sindaco Bitetti, che contestava alla società l’assenza del piano di riduzione per alcuni parametri emissivi (arsenico, cobalto e nichel) e imponeva la sospensione dell’impianto entro 30 giorni dalla data dell’ordinanza stessa. AdI Energia aveva quindi presentato ulteriori motivi aggiuntivi, chiedendo la sospensione urgente del provvedimento. Fino all’epilogo di oggi, lunedì 25 maggio.
La decisione cautelare del Tar Lecce non chiude il contenzioso ma ne definisce i confini: da un lato la necessità di non interrompere un’attività ritenuta essenziale per l’equilibrio produttivo dell’area industriale; dall’altro l’obbligo di confrontarsi con le criticità evidenziate nel VDS 2024. Il merito del ricorso sarà discusso nell’udienza pubblica fissata per l’11 novembre 2026.
Bitetti: “Obiettivo raggiunto: ora il Piano va presentato”
Il pronunciamento del Tar di Lecce sulla vicenda della centrale termoelettrica di Acciaierie d’Italia Energia non chiude la partita, ma chiarisce un punto che per il Comune di Taranto era decisivo. Pur accogliendo il ricorso della società e sospendendo l’ordinanza sindacale che imponeva lo stop all’impianto, i giudici hanno stabilito che il Piano di riduzione delle emissioni doveva essere presentato e che ora dovrà esserlo entro i termini fissati dal Tribunale.
“È esattamente ciò a cui il Comune puntava, a tutela della salute dei cittadini e nel rispetto delle normative”, afferma il sindaco Piero Bitetti, che rivendica la correttezza dell’azione amministrativa.
Bitetti ricorda che l’ordinanza era un atto dovuto: “Come Sindaco, in qualità di Autorità Sanitaria locale, avevo il dovere di intervenire applicando la legge regionale 21/2012, che demanda al Sindaco la sospensione dell’attività in caso di inadempienze. Il Tar ha confermato questo principio”.
Per il primo cittadino, la decisione dei giudici ristabilisce un percorso di responsabilità: “Oggi possiamo dire che l’obiettivo è stato raggiunto: il Piano dovrà essere presentato e valutato dalle autorità competenti, ristabilendo trasparenza e legalità”.
Bitetti ribadisce che la linea dell’amministrazione non cambia: “La salute dei tarantini e la tutela dell’ambiente restano priorità assolute e non negoziabili. Ogni scelta continuerà a muoversi in questa direzione, con atti concreti e risultati verificabili”.
Una posizione che, nelle intenzioni del sindaco, segna un punto fermo nel rapporto tra istituzioni e grande industria: il rispetto delle regole non è più un’opzione, ma un obbligo da cui ripartire.