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C’è un quartiere che non vuole più essere lasciato solo. Un quartiere che guarda il mare e, da settimane, vede avvicinarsi l’ombra del più grande rigassificatore d’Italia.

È da qui, da Lido Azzurro, che sabato pomeriggio è partito un nuovo appello alla città, dopo l’incontro tra il Coordinamento cittadino, l’assessora comunale all’Ambiente Fulvia Gravame e il consigliere comunale di AVS Antonio Lenti. Un confronto definito “ascoltato e costruttivo”, ma che per i residenti non può restare confinato nelle stanze istituzionali.
“Taranto deve sapere cosa sta accadendo”, scrive il Coordinamento, ricordando che “al Molo Polisettoriale è stata riaperta la procedura per la realizzazione del più grande rigassificatore d’Italia”, un impianto che definiscono “inquinante, soggetto a rischio di incidente rilevante, capace di incidere sulla salute, sulla sicurezza e sul futuro dell’intera città”. La loro voce parte dal quartiere, ma non vuole restarci: “Parliamo da una parte fragile di Taranto, a tutta Taranto”.
Durante l’incontro, i residenti hanno consegnato all’amministrazione un documento ufficiale chiedendo una presa di posizione chiara. “Abbiamo trovato ascolto e una convergenza di intenti con l’assessora Gravame e con il consigliere Lenti”, spiegano. “Ma questo non basta. Non basta essere contrari nelle stanze: bisogna dirlo fuori, bisogna dirlo alla città”. Per il Coordinamento, serve che il sindaco e l’intera amministrazione assumano “una posizione pubblica, continua e inequivocabile, capace di pesare nelle sedi istituzionali”.
Il messaggio è diretto, quasi un ultimatum civico: “Serve la mobilitazione di tutti. Serve che Taranto si svegli, prima che sia troppo tardi”. La battaglia, insistono, non può più essere relegata a un quartiere: “Da oggi deve diventare una mobilitazione cittadina, sociale, politica e istituzionale”.
Il Coordinamento descrive Lido Azzurro come “l’emblema delle contraddizioni di Taranto: da una parte la bellezza più disarmante, dall’altra l’abbandono e la sensazione di essere ricordati solo quando c’è un voto da chiedere o qualcosa da imporre”. E l’elenco è amaro: “Serve energia? Le pale eoliche finiscono in riva al nostro mare. Serve acqua? Il nostro fiume viene distrutto. Serve gas? La nostra costa deve essere sacrificata”.
Il rigassificatore, spiegano, non è solo una questione di distanza dalle case, “per quanto questo resti inaccettabile”. È un tema di salute pubblica, impatti cumulativi, emissioni, scarichi a mare, traffico di metaniere, interferenze con le attività militari, commerciali e turistiche. “È la somma di tutto questo, in una città già agonizzante, a rendere il progetto incompatibile con Taranto”.
Il Coordinamento non nega il tema della sicurezza energetica, ma chiede di capire “perché qui, perché a Taranto, una città che da anni versa lacrime di veleno”. E mentre la ferita dell’ex Ilva resta aperta, mentre si convive con Eni, Cementir, emissioni e bonifiche incompiute, “si discute addirittura di aggiungere un altro grande impianto inquinante”.
Da qui l’appello finale, rivolto a tutta la città e oltre: “Informiamoci, parliamone, mobilitiamoci con ogni forma democratica possibile, finché siamo in tempo”. Il Coordinamento chiama in causa cittadini, comitati, associazioni, mondo della cultura, della scuola, della Chiesa, delle imprese e del lavoro. E chiama anche la politica, tutta: “Se tenete davvero a questa città, questo è il momento di dimostrarlo”.
Il messaggio si chiude con un invito che è anche una sfida: “Venite a vedere dove vivono i nostri bambini. Venite a vedere dove volete mettere il più grande rigassificatore d’Italia. Venite a guardare negli occhi una comunità che non vuole e non può più essere sacrificata”. Perché, concludono, “serve coraggio. E serve un fronte comune per vincere. Lido Azzurro non può restare isolata. Taranto deve sapere. Taranto deve reagire”.

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