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Il Comune di Taranto apre ufficialmente la stagione dei centri estivi 2026 con un avviso rivolto alle famiglie che intendono iscrivere i propri figli alle attività socioeducative del periodo giugno‑settembre.
Il finanziamento arriva dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia, che anche quest’anno ha destinato 60 milioni di euro ai Comuni italiani “per lo svolgimento di attività socioeducative in favore dei minorenni”, come riportato nel documento. Taranto ha aderito all’iniziativa con una manifestazione d’interesse approvata dalla Giunta lo scorso 14 maggio, in attesa della pubblicazione dell’elenco definitivo delle risorse assegnate.
L’avviso si rivolge ai minori residenti in città, di età compresa tra i 3 e i 14 anni, che potranno frequentare centri estivi diurni dal 1° giugno al 5 settembre. Il contributo comunale coprirà in tutto o in parte la retta, purché il centro scelto sia in possesso delle autorizzazioni previste dalla normativa. Il Comune precisa che non saranno ammessi centri che prevedano il pernottamento. A presentare la domanda potrà essere un genitore, un tutore o un delegato, mentre il contributo non sarà cumulabile con altri sostegni analoghi, come il Bando INPS 2026 o i Buoni Servizio per l’Infanzia e l’Adolescenza.
Le strutture che ospiteranno i centri estivi dovranno essere conformi alle norme su igiene, sicurezza, prevenzione incendi e accessibilità, e dovranno garantire personale qualificato nel caso di minori con disabilità. Tutti i requisiti saranno autocertificati dal gestore tramite l’apposito allegato.
La domanda dovrà essere presentata esclusivamente online, attraverso la piattaforma comunale, utilizzando SPID o CIE. L’istanza dovrà contenere l’attestazione ISEE 2026 e, se necessario, la certificazione di disabilità ai sensi della legge 104. La scadenza è fissata alle 23:59 del 7 giugno. Il limite massimo ISEE per accedere al contributo è di 25.000 euro, valido anche per i minori con disabilità, per i quali è previsto un sostegno economico maggiore.
Il contributo massimo rimborsabile è di 400 euro per ciascun minore, che diventano 800 euro in presenza di disabilità, per coprire i costi aggiuntivi legati alle figure educative dedicate. Una volta chiuso il bando, gli uffici comunali pubblicheranno due graduatorie: una per i minori senza disabilità e una per quelli con disabilità, così da destinare il 50% del budget a questi ultimi. Le graduatorie saranno ordinate per ISEE crescente e, in caso di parità, per età. L’elenco riporterà solo il numero di protocollo, nel rispetto della privacy.
In caso di ammissione al contributo, entro il 15 settembre il richiedente dovrà caricare sulla piattaforma la documentazione che attesti l’iscrizione al centro estivo, le fatture o i documenti equivalenti e l’IBAN intestato o cointestato al richiedente. La mancata presentazione di questi documenti comporterà l’esclusione dal beneficio.
Per informazioni è possibile rivolgersi al Segretariato Sociale in via Ancona o telefonare allo 099 4581305.
A fare chiarezza sulle polemiche sorte in queste ore proprio attorno ai contributi per i centri estivi interviene l’on. Francesca Viggiano, che ricorda come “non si tratti di centri estivi comunali ma di un rimborso previsto dal Governo e gestito dai Comuni come enti erogatori”. Una precisazione che sposta il baricentro del dibattito: il Comune non organizza direttamente il servizio, non individua le strutture e non garantisce la gratuità dell’accesso. Per Viggiano, il nodo politico è un altro: l’estate resta uno dei momenti più difficili per le famiglie, soprattutto per le donne lavoratrici, e un rimborso fino a 400 euro “può aiutare, ma non risolve il problema”, soprattutto per chi ha più figli o per i genitori single. Da qui la richiesta di investimenti più consistenti e di servizi pubblici veri, come i centri estivi comunali gratuiti attivati nel 2020, che secondo l’ex assessora rappresentavano un modello di sostegno concreto. “I Comuni non possono diventare semplici sportelli burocratici”, afferma, invitando la maggioranza di Governo ad assumersi le proprie responsabilità politiche e a garantire risorse adeguate per servizi che permettano ai genitori di lavorare e ai bambini di crescere e socializzare.