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Foto Studio R. Ingenito

Taranto prova a immaginare il proprio futuro partendo dalla cultura.

È questo il senso del Documento Programmatico “Taranto 2030: La Cultura che Unisce”, presentato come esito del percorso partecipativo degli Stati Generali della Cultura. Un lavoro collettivo che, nelle ultime settimane, ha coinvolto operatori culturali, scuole, università, associazioni, imprese, fondazioni, giovani e cittadini, trasformando il Tavolo della Conoscenza in un vero laboratorio pubblico di idee e visioni.

Il documento nasce in un momento cruciale per la città, chiamata a ripensare il proprio modello di sviluppo dopo decenni segnati dal peso della grande industria. La cultura viene indicata come “infrastruttura immateriale” capace di connettere patrimonio, comunità, educazione, turismo, creatività, ricerca e welfare territoriale. Non un settore accessorio, dunque, ma una leva strategica per accompagnare la transizione economica, sociale e urbana di Taranto.

Dalle tre giornate tematiche degli Stati Generali — “Espressioni culturali”, “Scuola è… Cultura” e “Taranto Universitaria” — è emersa la richiesta di superare la frammentarietà delle iniziative e costruire un sistema culturale stabile, coordinato, capace di fare rete. Gli operatori hanno chiesto al Comune un ruolo di regia, non solo autorizzativo, e strumenti permanenti di confronto, programmazione e coprogettazione. Il documento recepisce questa esigenza e propone una governance culturale più aperta, trasparente e continuativa.

La visione strategica immagina Taranto come una città in cui la cultura sia accessibile, diffusa e partecipata. Un “spazio creativo e inclusivo che unisce generazioni, accoglie diversità e promuove benessere collettivo”. La cultura viene interpretata come infrastruttura sociale, dispositivo educativo, fattore di innovazione urbana e leva di sviluppo economico. In questa prospettiva, la partecipazione culturale diventa parte integrante della cittadinanza democratica: scuole, biblioteche, spazi pubblici e quartieri sono chiamati a diventare presìdi culturali di prossimità.

Il documento dedica ampio spazio alla costruzione di una nuova narrazione della città. Taranto, si legge, possiede un patrimonio straordinario — archeologico, storico, marittimo, paesaggistico, industriale e immateriale — ma per troppo tempo è stata raccontata solo attraverso le sue fragilità. La cultura diventa quindi lo strumento per ricostruire il rapporto tra città e comunità, valorizzare il patrimonio, rafforzare il senso di appartenenza e promuovere un’immagine contemporanea e mediterranea di Taranto.

Centrale è anche la dimensione educativa: la scuola viene definita “primo presidio culturale della città”, mentre l’università è considerata infrastruttura strategica per ricerca, innovazione e attrattività giovanile. Il documento propone una filiera integrata cultura–scuola–università–ricerca–innovazione, capace di generare nuove competenze e nuove economie. I giovani non sono destinatari, ma protagonisti della trasformazione urbana: a loro il Piano chiede creatività, partecipazione e cittadinanza attiva.

Il percorso partecipativo ha inoltre evidenziato criticità e priorità operative: la necessità di una mappatura degli spazi culturali, la creazione di uno Sportello Unico Cultura, un calendario unico cittadino, convenzioni per l’uso dei luoghi pubblici, hub creativi nei quartieri, programmi di formazione del pubblico e un sistema integrato cultura–turismo. Nel lungo periodo, Taranto punta a un posizionamento culturale mediterraneo, fondato sulla qualità delle produzioni e sulla cooperazione internazionale.

Il documento si chiude con una visione chiara: Taranto 2030 dovrà essere una città accessibile, policentrica, educativa, creativa, mediterranea e innovativa. Una città in cui la cultura non sia un settore tra gli altri, ma il principio ordinatore della trasformazione urbana e civile. “La Cultura che Unisce” diventa così non solo il titolo del Piano, ma il suo orizzonte politico e identitario: un invito a costruire una Taranto capace di mettere in relazione persone, luoghi e istituzioni attraverso conoscenza, creatività e partecipazione.

 

Il sindaco e la sfida educativa: “La cultura è la nostra identità”

Nel corso dell’evento è intervenuto anche il sindaco Piero Bitetti, che ha voluto ringraziare pubblicamente tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita del percorso. “Desidero esprimere un sentito grazie a tutti coloro che hanno lavorato con impegno, competenza e in maniera del tutto volontaria”, ha dichiarato. “È stato svolto un lavoro egregio, frutto di una collaborazione ampia e partecipata, capace di mettere insieme istituzioni, associazioni, operatori culturali, cittadini e realtà del territorio”.

Per Bitetti, gli Stati Generali hanno dimostrato in modo concreto che “la cultura è un patrimonio condiviso e vivo, capace di generare dialogo, partecipazione e visione”. Una rete che, secondo il sindaco, rappresenta la base da cui Taranto può ripartire per rafforzare la propria identità. “La cultura, per noi, è prima di tutto educazione”, ha aggiunto. “È uno strumento fondamentale per formare coscienze libere, cittadini consapevoli e comunità più coese. Investire nella cultura significa investire nella crescita civile della città, dare valore alla conoscenza, alla memoria e alla capacità critica, soprattutto delle nuove generazioni”.

Un passaggio particolarmente sentito è stato dedicato ai giovani: “I loro interventi sono stati preziosi. Sono il cuore pulsante del futuro di Taranto. A loro dobbiamo offrire opportunità concrete, spazi di espressione, percorsi formativi e occasioni di sviluppo che consentano di scegliere di restare”. In questa prospettiva, Bitetti ha definito “strategico e imprescindibile” il ruolo dell’Università: “Rafforzare l’offerta formativa, creare sinergie tra mondo accademico, istituzioni e tessuto produttivo, promuovere ricerca e innovazione sono azioni fondamentali per rendere Taranto più attrattiva e competitiva”.

Il sindaco ha poi ribadito un principio cardine della sua visione: “La cultura deve abitare in ogni quartiere. Non può essere confinata a pochi luoghi o contesti. Ogni parte della città deve avere pari dignità e accesso alle opportunità culturali. Una città cresce davvero solo quando nessuno resta indietro”.

Bitetti ha infine confermato che il percorso degli Stati Generali non si chiude con l’evento del Fusco: “Resterà aperto, perché più si alimenta la partecipazione, più l’infrastruttura culturale che vogliamo costruire sarà corale e solida”. Una promessa che guarda al futuro, con l’ambizione di trasformare la cultura in un motore permanente di crescita e coesione per l’intera comunità tarantina.

 

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