CRONACHE TARANTINE
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Il Salone Mediterraneo dell’Impresa, organizzato da Confcommercio Taranto e in corso al Circolo Ufficiali della Marina Militare, si presenta come uno dei momenti più significativi dell’anno per leggere il presente economico del Mezzogiorno e immaginare il futuro di Taranto dentro le trasformazioni globali.
Un luogo di confronto dove istituzioni, imprese, studiosi e rappresentanti del governo provano a ricucire una visione comune, mentre il Mediterraneo torna a essere non solo uno scenario geopolitico, ma un orizzonte strategico per la crescita.
L’economista Carlo Cottarelli ha richiamato con nettezza la necessità di affrontare senza ambiguità la transizione energetica, ricordando che «la realtà è che la transizione, in assenza di cambiamenti tecnologici, incontra difficoltà perché ci sono costi che non si vogliono sostenere». Per l’Italia, secondo Cottarelli, la strada più razionale resta «puntare di più sulle rinnovabili e sul nucleare», una combinazione che permetterebbe di ridurre la dipendenza dagli idrocarburi, «che purtroppo non abbiamo e che si trovano nelle parti sbagliate del mondo». Da qui l’appello a un’alleanza tra sostenitori delle rinnovabili e del nucleare, «che oggi si attaccano tra loro facendo un favore ai combustibili fossili». Sul futuro di Taranto, l’economista ha allargato lo sguardo al Paese: «Non è un problema isolato. Senza crescita stabile all’1,5-2% non ridurremo mai il debito pubblico». E sulle semplificazioni della ZES unica ha osservato che «se funzionano al Sud, vanno estese a tutta Italia», pur rilevando che «non c’è ancora conferma» dell’effettiva estensione della parte burocratica.
Sul versante governativo, il sottosegretario con delega al Sud Luigi Sbarra ha riconosciuto le criticità ma ha invitato a leggere anche i segnali di ripresa: «Il Mezzogiorno negli ultimi quattro anni sta crescendo: lo certificano Istat, Banca d’Italia e Svimez. Cresce il PIL, ripartono gli investimenti, si rafforza l’export e abbiamo raggiunto il massimo storico dell’occupazione». Una dinamica che, secondo Sbarra, va consolidata con una governance più forte e con una rete stabile tra istituzioni, imprese e sindacati: «Iniziative come il Salone Mediterraneo dell’Impresa aiutano a costruire alleanze e progettualità». Per Taranto, la parola chiave è diversificazione: «Per troppo tempo lo sviluppo è stato mono-settoriale. Bisogna puntare su turismo, cultura, agroalimentare, commercio, artigianato e innovazione digitale». Centrale anche il tema delle bonifiche: «Senza aree industriali pronte e infrastrutturate, molte imprese non possono insediarsi. Per questo abbiamo avviato un avviso da 300 milioni per i comuni con aree produttive da riqualificare».
Un messaggio di respiro europeo è arrivato dal vicepresidente della Commissione, Raffaele Fitto, che in un saluto ufficiale ha definito il Salone «un’iniziativa di grande valore strategico per Taranto e per l’intero Mezzogiorno». Fitto ha ricordato che il contesto globale è segnato da «profondi cambiamenti geopolitici, energetici e industriali», e che proprio per questo le risorse europee devono essere utilizzate «in modo efficace, rapido e orientato ai risultati». La revisione della politica di coesione, ha spiegato, punta a renderla «più flessibile, più vicina alle esigenze reali dei territori e più capace di rispondere alle nuove sfide». In questo quadro, il Sud può svolgere un ruolo decisivo, a condizione di trasformare i fondi disponibili in «infrastrutture moderne, innovazione, sostegno alle imprese, formazione e occupazione». Fitto ha indicato Taranto come possibile «modello europeo di riconversione industriale e diversificazione economica», a patto di tenere insieme «sviluppo produttivo, sostenibilità ambientale e coesione sociale».
Il Salone Mediterraneo dell’Impresa si conferma così un laboratorio di idee e di visioni, dove la città prova a superare la narrazione della crisi e a costruire un nuovo racconto di sé. Un luogo in cui la complessità non viene negata, ma affrontata attraverso il dialogo tra livelli istituzionali, competenze tecniche e mondo produttivo. E dove Taranto, crocevia storico del Mediterraneo, torna a immaginarsi come piattaforma di innovazione, energia e relazioni economiche, con la consapevolezza che la sfida decisiva sarà trasformare le opportunità in risultati concreti.