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Si è chiuso con la promessa di una svolta — ma anche con la conferma di una distanza ancora profonda tra azienda e sindacati — l’incontro di oggi, mercoledì 27 maggio, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sulla vertenza Natuzzi.

A Palazzo Piacentini, attorno al tavolo convocato dal ministro Adolfo Urso, si sono seduti i vertici del gruppo, le organizzazioni sindacali e le Regioni Puglia e Basilicata, in un passaggio che segna l’avvio formale del tavolo permanente dedicato a una delle crisi industriali più complesse del Mezzogiorno.
Urso ha aperto i lavori con parole nette, richiamando la necessità di superare un modello che da vent’anni si regge sugli ammortizzatori sociali: «Vent’anni di ricorso agli ammortizzatori sociali a carico dello Stato rappresentano un’anomalia. La crisi Natuzzi andava affrontata prima, con responsabilità e una reale prospettiva industriale. Ora è necessario voltare pagina». Il ministro ha ribadito che il tavolo permanente dovrà servire a costruire «un vero piano industriale, sostenibile e orientato allo sviluppo dell’azienda e alla tutela dei lavoratori», richiamando il metodo che negli ultimi tre anni ha portato alla risoluzione di quaranta crisi industriali.
Accanto a lui, la sottosegretaria Fausta Bergamotto ha confermato la linea del Governo: «Sul tavolo Natuzzi il Governo continuerà a fare la propria parte, come ha fatto sino ad oggi, per arrivare a una soluzione concreta e condivisa. Dobbiamo voltare pagina rispetto ai decenni passati: vent’anni di cassa integrazione non possono più rappresentare una prospettiva». Bergamotto ha annunciato l’aggiornamento del tavolo all’11 giugno, data in cui l’azienda presenterà le linee guida del nuovo piano industriale.
Un elemento nuovo, considerato cruciale da istituzioni e parti sociali, è l’avvio della due diligence di Invitalia su Natuzzi, confermato da Urso e accolto con favore dall’assessore regionale allo Sviluppo economico della Puglia, Eugenio Di Sciascio. «Si tratta di una notizia molto positiva e di un passaggio che può realmente aprire una prospettiva nuova per Natuzzi e per i lavoratori coinvolti», ha dichiarato Di Sciascio, presente al tavolo insieme al presidente della task force regionale per l’occupazione, Leo Caroli. L’assessore ha però avvertito che la due diligence potrà produrre effetti solo se accompagnata da «un piano industriale credibile, solido e di prospettiva», eventualmente rafforzato dall’ingresso di un terzo soggetto industriale.
Di Sciascio ha inoltre ricordato il ruolo della Regione Puglia nel favorire il dialogo tra azienda e sindacati in una fase «particolarmente delicata», annunciando un incontro il 4 giugno a Bari per affrontare la gestione della Cigs e la riorganizzazione del lavoro: passaggi considerati indispensabili per governare la transizione.
Sul fronte sindacale, la nota congiunta di Feneal, Filca, Fillea, Filcams, Fisascat e Uiltucs restituisce un quadro di forte preoccupazione. Le organizzazioni hanno accolto positivamente la notizia dell’interlocuzione tra Natuzzi e Invitalia, «da tempo auspicata e sollecitata», ma hanno respinto con decisione le ipotesi illustrate dall’azienda, giudicate «fortemente critiche e peggiorative» rispetto ai precedenti scenari. In particolare, destano allarme la sospensione dell’orario di lavoro, la fermata temporanea — oggi indicata in dodici mesi — degli stabilimenti di Santeramo PS e Graviscella e lo spostamento di volumi produttivi all’estero.
«Non è accettabile affrontare la crisi scaricandone ancora una volta il peso sulle lavoratrici, sui lavoratori e sul perimetro industriale italiano», affermano i sindacati, che chiedono una «regia istituzionale forte» e la sospensione delle iniziative aziendali annunciate fino all’avvio di un confronto vero. Il primo passaggio è fissato proprio per il 4 giugno in Regione Puglia, mentre l’11 giugno al Mimit l’azienda dovrà presentare in modo compiuto il nuovo piano industriale.
La giornata romana si chiude così con un doppio movimento: da un lato l’apertura di una possibile prospettiva, grazie al coinvolgimento di Invitalia e alla volontà istituzionale di costruire un percorso condiviso; dall’altro la conferma di una frattura ancora evidente tra azienda e rappresentanze dei lavoratori. Saranno le prossime due tappe — 4 giugno in Regione e 11 giugno al Mimit — a dire se la vertenza potrà imboccare davvero la strada del rilancio industriale e della tutela occupazionale.

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