CRONACHE TARANTINE
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La seconda giornata del Salone Mediterraneo dell’Impresa, organizzato da Confcommercio Taranto al Circolo Ufficiali della Marina Militare, ha proposto un panel istituzionale coordinato dal professor Francesco Giorgino, dedicato al tema “La più grande occasione di sempre – Taranto al centro di un nuovo sviluppo”.
Giorgino ha invitato a superare gli stereotipi negativi: «Taranto non merita di essere raccontata solo per i problemi». Ha parlato di «un cambio radicale di paradigma» e ricordato che «Taranto non è solo Ilva».
In collegamento, il ministro per la Coesione e il Sud Tommaso Foti ha definito Taranto «uno dei principali laboratori italiani ed europei di innovazione», ricordando che il Just Transition Fund destina «oltre 800 milioni di euro» alla provincia. «La transizione deve essere anche economica e sociale», ha detto, citando i numerosi progetti già finanziati.
Il direttore Confcommercio Taranto Tullio Mancino ha illustrato i cambiamenti del tessuto economico: «La provincia cresce più di tutte in Puglia nella terziarizzazione, +35% di imprese turistiche». La Blue Economy «quasi raddoppia», ma restano criticità: «Solo il 20% delle microimprese ha programmato investimenti e conosce le misure agevolative».
Il presidente di Confcommercio Taranto Giuseppe Spadafino ha richiamato la realtà quotidiana delle imprese: «Solo il 7% dei giovani vuole restare a Taranto». Ha chiesto di «tarare le misure sulle piccole e medie imprese» e ha concluso: «Abbiamo bisogno di una transizione concreta».
Il commissario della Zes Unica Giuseppe Romano ha definito la semplificazione «la più grande infrastruttura immateriale», spiegando il funzionamento dello sportello digitale: «Un’unica istanza, un unico titolo autorizzativo». I numeri confermano l’impatto: «1.340 titoli unici, 58 miliardi di investimenti, 65.000 nuovi addetti». In provincia di Taranto aumentano i nuovi insediamenti produttivi.
Il direttore generale del Dipartimento politiche di coesione per il Sud, Raffaele Parlangeli, ha descritto il Just Transition Fund come «una piattaforma di trasformazione», con risorse per energia, ambiente, ricerca e capitale umano. «Taranto può diventare il luogo in cui la transizione energetica si traduce in infrastrutture e nuove competenze», ha affermato.
L’amministratore delegato del GSE, Vinicio Mosè Vigilante, ha ricordato che l’energia è «strategica» e che i tempi autorizzativi restano un nodo: «Un’azienda del Foggiano ha aspettato nove anni per un impianto agrivoltaico». Ha annunciato strumenti per accelerare le procedure e ha citato «un grande progetto di idrogeno per Taranto, finanziato dalla Commissione europea con oltre un miliardo di euro».
Antonio De Vito, direttore generale di Puglia Sviluppo, ha definito la Puglia «un ecosistema dell’innovazione», ma ha evidenziato che «solo 731 milioni, meno dell’8%, sono arrivati a Taranto». I nuovi Pia JTF puntano su ricerca, innovazione e digitalizzazione: «In dieci mesi richieste per 137 milioni». Ha annunciato una riprogrammazione da 100 milioni con un fondo di garanzia e un microprestito per micro e piccole imprese.
Tra visioni e numeri, il panel ha restituito l’immagine di una Taranto che non è più solo “caso industriale”, ma crocevia di transizione energetica, rigenerazione urbana e innovazione. La “più grande occasione di sempre” è un passaggio reale: ora la sfida è trasformarla in risultati concreti.