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La riflessione di Confartigianato Taranto sul futuro dell’ex Ilva si concentra su un interrogativo che, secondo il segretario generale Fabio Paolillo, «non può più essere eluso».

Da anni si ripete che lo stabilimento è strategico per il Paese, per la manifattura italiana e per il Made in Italy, ma proprio questa consapevolezza porta Paolillo a chiedersi «perché, se l’ex Ilva è davvero così importante, non immaginare una soluzione costruita attorno alle migliori energie industriali italiane».
Il recente dibattito cittadino e il sondaggio diffuso nei giorni scorsi hanno mostrato, osserva Paolillo, che «molti ritengono importante che il futuro dell’ex Ilva mantenga un forte legame con l’Italia». Una posizione comprensibile, che però apre un’altra domanda: «chi dovrebbe rendere possibile questo obiettivo?». Da tarantino, aggiunge, resta la curiosità di sapere «quale sarebbe il risultato se le stesse domande venissero poste direttamente alla comunità che da decenni convive con le conseguenze economiche, sociali e ambientali di questa vicenda», una voce che «meriterebbe di essere ascoltata con particolare attenzione».
Paolillo richiama poi i frequenti appelli alla sovranità industriale e alla difesa delle filiere strategiche, ricordando che l’Italia «non osserva la siderurgia da spettatrice» e dispone di produttori di acciaio, competenze e tecnologie riconosciute a livello internazionale. «Le capacità industriali ci sono», afferma, ed è per questo che la domanda su un ruolo diretto dell’industria italiana «appare legittima».
Un altro elemento, secondo Paolillo, è la scarsa competizione internazionale per l’acquisizione dell’ex Ilva: «forse suggerisce che ci troviamo di fronte a una delle operazioni industriali più complesse d’Europa». Proprio per questo, sostiene, diventa ancora più importante valorizzare il patrimonio di competenze già presenti nel Paese.
«A Taranto siamo forse meno esperti di finanza internazionale, ma una cosa la comprendiamo», osserva Paolillo: quando un bene è definito strategico, «i primi a volerlo difendere dovrebbero essere proprio coloro che ne sottolineano il valore». E torna così il nodo centrale: «forse il vero interrogativo è chi, in Italia, sia disposto a crederci per primo». Per Confartigianato, la risposta passa da un gesto concreto: «l’avvio del cantiere del primo forno elettrico». Se si fosse partiti anni fa, ricorda, «oggi probabilmente vedremmo già il cantiere aperto e avremmo recuperato anni preziosi», che nessuno potrà restituire alla città, ai lavoratori e al sistema industriale nazionale.
Paolillo sottolinea che, se lo Stato continua a investire risorse pubbliche nel futuro dell’ex Ilva, è legittimo chiedersi se tali risorse possano sostenere «una soluzione industriale con un ruolo centrale delle migliori realtà produttive italiane», eventualmente accompagnate da una presenza pubblica iniziale, come avvenuto altrove in Europa. «Non si tratta di contrapporre investitori italiani e investitori esteri», precisa, ma di capire «quale politica industriale intenda perseguire il Paese».
Taranto, conclude, «non chiede miracoli, ma chiarezza, coerenza e una prospettiva industriale stabile». Chiede che le parole diventino fatti, che la città possa uscire da questa vicenda «a testa alta», con una siderurgia moderna, nuove filiere produttive, un porto avanzato e un’economia diversificata. «Se davvero crediamo che l’acciaio sia strategico, allora è arrivato il momento che il tema della sovranità industriale esca dai convegni e dalle dichiarazioni per entrare nelle scelte concrete. Perché la più efficace dimostrazione di una convinzione non è una dichiarazione, ma una decisione».

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