CRONACHE TARANTINE
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La vertenza ex Ilva è arrivata a un punto di non ritorno e il rischio che possa determinarsi una situazione drammatica dal punto di vista ambientale, sociale e industriale, capace di colpire non solo Taranto ma l’intera Puglia e il Mezzogiorno, è sempre più tangibile.
Il tempo non è una variabile indipendente e l’assenza di risorse finanziarie necessarie a garantire la sicurezza di chi lavora, insieme alla mancanza di una marcia regolare degli impianti che consentirebbe il rientro dei lavoratori dalla cassa integrazione, si somma ai continui rinvii del bando di vendita internazionale, alimentando un’incertezza che mette a rischio obiettivi fondamentali come la transizione ecologica e sociale.
In questo scenario, le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno firmato una nota unitaria indirizzata al presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, chiedendo un incontro urgente. «In questi anni ci siamo mobilitati e abbiamo scioperato – scrivono – anche per impedire che una multinazionale come ArcelorMittal depredasse una produzione che in tutti i decreti è stata definita strategica». Una battaglia che, ricordano i sindacati, è stata condotta «con la consapevolezza che senza la sostituzione della produzione a carbone si sarebbero determinate le condizioni di criticità in cui versa oggi lo stabilimento di Taranto e i siti del Nord».
La denuncia è netta: «In una fase così complessa dovrebbe esserci un maggiore coinvolgimento delle parti sociali», affermano, ricordando che il tavolo permanente a Palazzo Chigi è fermo al 5 marzo 2026. Per le organizzazioni metalmeccaniche, quel tavolo va riattivato immediatamente per «trovare soluzioni concrete per il futuro di Taranto e del Mezzogiorno», a partire dalla «necessità impellente di un intervento pubblico che possa seriamente garantire un processo reale di decarbonizzazione».
La nota punta il dito anche contro l’attuale gestione industriale: «Nonostante le iniziative di mobilitazione dei lavoratori, assistiamo a un’applicazione peggiorativa del cosiddetto piano corto, che sin da subito abbiamo definito un piano di chiusura». A questo si aggiunge «un piano di vendita più volte rinviato e che non sembra trovare le giuste risposte alla crisi dell’ex Ilva».
Il quadro sociale è altrettanto preoccupante. I sindacati ricordano «l’aumento dei numeri di cassa integrazione straordinaria per i lavoratori di AdI in amministrazione straordinaria e per il bacino di Ilva in AS in Cigs dal 1° gennaio 2019», oltre alle «procedure di licenziamento collettivo nel mondo dell’appalto» che si stanno moltiplicando. «L’attuale situazione rischia di trasformarsi in una bomba sociale senza precedenti», avvertono, con «numeri elevatissimi di lavoratori e famiglie pugliesi che rischiano seriamente di sprofondare in un futuro sempre più incerto».
Per queste ragioni, Fim, Fiom, Uilm e Usb chiedono al presidente Decaro di assumere un ruolo attivo e immediato: «Crediamo sia importante e fondamentale anche il ruolo della Regione Puglia per consentire un confronto e un dialogo costante con il Governo», scrivono, con l’obiettivo di «trovare soluzioni alle migliaia di lavoratori coinvolti dalla vertenza infinita dell’ex Ilva».
La richiesta è chiara: aprire un tavolo interistituzionale che garantisca «strumenti straordinari di tutela e prevenzione» e che rimetta Taranto al centro di una strategia industriale nazionale, dopo anni di incertezze, rinvii e promesse mancate.
La vertenza, oggi, non è più solo una questione industriale: è una questione di tenuta sociale.