CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
La vertenza ex Ilva torna a scuotere Taranto, ma questa volta la voce che si leva è quella dell’associazione Giustizia per Taranto, che in una lettera indirizzata al presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, chiede di rimettere al centro del dibattito non solo il destino della fabbrica, ma quello dell’intera comunità.
«Comprendiamo le preoccupazioni dei lavoratori e delle loro famiglie», scrivono, ricordando che nessuno può ignorare «il dramma di migliaia di persone che vivono nell’incertezza del proprio futuro lavorativo». Ma, aggiungono, nella discussione pubblica «continua a mancare una parte fondamentale della realtà: la voce della città di Taranto».
L’associazione ricorda come da oltre sessant’anni i tarantini convivano con «una drammatica emergenza ambientale, sanitaria e sociale», certificata da sentenze, studi epidemiologici e perfino dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Una condizione che ha prodotto «malattia, morte, limitazioni della libertà personale, svalutazione economica del territorio e un progressivo impoverimento delle prospettive di sviluppo alternative». Per questo, osservano, mentre oggi si parla di “punto di non ritorno”, per molti cittadini «quel punto è stato ampiamente superato da tempo».
Giustizia per Taranto contesta l’idea che il confronto sul futuro dello stabilimento possa ridursi alla continuità produttiva o alla gestione degli ammortizzatori sociali. «La vera emergenza è costruire finalmente un futuro che non obblighi più i cittadini a scegliere tra lavoro e salute», affermano. E criticano l’invocazione di un intervento pubblico per garantire la decarbonizzazione «senza interrogarsi fino in fondo sulla reale sostenibilità economica, industriale e temporale di un progetto che da anni viene annunciato e continuamente rinviato perché, nei fatti, irrealizzabile». Una riflessione che si accompagna alla constatazione che «da anni la gestione della fabbrica è di fatto nelle mani dello Stato, senza che ciò abbia prodotto risultati significativamente diversi rispetto al passato».
Alla Regione Puglia l’associazione chiede di esercitare pienamente il proprio ruolo, non solo come interlocutore di sindacati e Governo, ma come rappresentante delle comunità che vivono da generazioni le conseguenze della vicenda. «Le chiediamo di promuovere un tavolo interistituzionale che abbia pari attenzione per i lavoratori e per i cittadini», scrivono, indicando come priorità la tutela della salute, la diversificazione economica e un piano straordinario che investa «nelle bonifiche, nella riconversione economica, nella formazione professionale e nella creazione di nuova occupazione non dipendente dall’acciaio».
Il passaggio più netto arriva nelle righe finali: «Per troppo tempo la politica ha affrontato questa vicenda come se il problema fosse soltanto salvare la fabbrica. Il problema, Presidente, è salvare Taranto». Una città che, denunciano, «non può continuare a essere considerata un sacrificio necessario per garantire gli interessi industriali del Paese», perché «i tarantini hanno già pagato abbastanza».
Da qui la richiesta di un incontro diretto con associazioni, comitati e cittadini che da anni si battono per salute, giustizia ambientale e un diverso modello di sviluppo. «Taranto ha il diritto di essere ascoltata direttamente», concludono, confidando in un segnale concreto di attenzione verso una comunità che chiede «futuro, dignità e giustizia».