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Confartigianato Taranto torna a rompere il silenzio che, secondo il segretario generale Fabio Paolillo, sta avvolgendo una delle decisioni più rilevanti per il futuro della città: il rigassificatore previsto al Molo Polisettoriale.

A settimane dalla riapertura della procedura, l’associazione rilancia l’allarme su un dibattito pubblico che definisce «debole, limitato, quasi assente», nonostante l’opera preveda «un impianto fisso a terra in grado di gestire fino a 12 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto», una delle più grandi infrastrutture energetiche del Mezzogiorno. «Ciò che colpisce più del progetto stesso è il silenzio», afferma Paolillo, denunciando l’assenza di un confronto all’altezza della portata della scelta.
Il segretario ricorda che in Italia esiste un solo rigassificatore onshore, quello di Panigaglia, «di dimensioni sensibilmente inferiori» e ancora oggi al centro di discussioni e tensioni territoriali. «Basta una semplice ricerca per capire quanto complesso sia il rapporto tra un impianto del genere e la comunità che lo ospita», osserva, chiedendosi perché a Taranto tutto sembri scorrere nell’indifferenza. Una contraddizione evidente, sottolinea, se si considera che da anni si parla di diversificazione economica, valorizzazione del mare, del turismo, della cultura, della portualità e della piccola impresa. «Poi però ci ritroviamo a discutere dell’insediamento di una nuova grande infrastruttura industriale, con enormi serbatoi, impianti dedicati e un continuo traffico di metaniere. Questa è la diversificazione di cui si parla da anni?».
Paolillo chiarisce che non si tratta di essere «contro l’industria o contro l’energia», ma di interrogarsi sul modello di sviluppo che Taranto vuole costruire. «Il destino della città deve continuare a essere affidato a nuove servitù industriali, oppure è arrivato il momento di accompagnarla verso un modello più equilibrato e diversificato?». Una domanda che, per Confartigianato, non può restare confinata a pochi tecnici o addetti ai lavori. «Taranto deve discuterne nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nei circoli, nei comitati, persino nelle scuole. Le scelte di oggi influenzeranno la vita delle nuove generazioni molto più di quanto si immagini».
Il segretario denuncia l’assenza di un confronto pubblico «ampio, diffuso e partecipato», che dovrebbe essere promosso da istituzioni, associazioni, corpi intermedi e mondo della cultura. «I cittadini hanno il diritto di conoscere ogni aspetto della questione: benefici attesi, rischi, sacrifici richiesti al territorio, impatti sul porto e sulle opportunità future». Paolillo chiede trasparenza totale: «Vorremmo conoscere le posizioni del Governo, del Parlamento, della Regione, della Provincia, del Comune. Vorremmo leggere gli atti, comprendere le scelte e ascoltare le motivazioni di chi sostiene questa infrastruttura».
Il punto più delicato, secondo Confartigianato, riguarda però la tenuta democratica della comunità tarantina. «Il vero tema non è soltanto il rigassificatore», afferma Paolillo. «Ciò che colpisce è il rischio che una comunità, dopo decenni di scelte subite, abbia perso fiducia nella possibilità di incidere sul proprio destino». Per questo, conclude, «è proprio adesso che occorrerebbe discutere, capire e partecipare. Le grandi scelte non diventano meno importanti se smettiamo di parlarne. Ed è questo che dovrebbe preoccuparci di più: non il dibattito, ma la sua assenza».

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