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Nel giorno in cui a Potenza si celebrava una nuova udienza del processo Ambiente Svenduto – udienza che ha segnato l’espunzione dal procedimento delle società Riva Forni Elettrici, Ilva in amministrazione straordinaria e Partecipazioni Industriali in A.S., decisione che potrebbe aprire la strada al dissequestro – a Taranto non si attenuano le prese di posizione sulla vertenza produttiva e occupazionale dell’ex Ilva. Mentre la giustizia compie un passo destinato a pesare sul futuro del sito, il fronte sindacale torna a farsi sentire con forza.


A intervenire è Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia della Fiom-Cgil, che denuncia l’assenza del Governo dal confronto promesso: «Oggi il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, afferma la necessità dell’intervento di Palazzo Chigi, mentre il Governo si era impegnato a convocare le organizzazioni sindacali entro la fine del mese di marzo, nonostante la richiesta del 6 maggio scorso dei segretari generali di Fim, Fiom, Uilm. Ad oggi non è arrivata nessuna risposta». Per Scarpa la situazione è ormai al limite: «Riteniamo urgente convocare le organizzazioni sindacali a Palazzo Chigi per lavorare sulle soluzioni che da tempo proponiamo dal punto di vista sociale, ambientale ed industriale. La situazione è insostenibile, mancano le risorse anche quelle annunciate ed approvate, sono a rischio i lavoratori degli appalti, gli stipendi dei dipendenti e mancano le risorse per anticipare la cassa integrazione».
Il coordinatore Fiom richiama anche il tema della sicurezza: «La salute e la sicurezza dei lavoratori è continuamente messa in discussione, visto che accadono quotidianamente incidenti negli stabilimenti, in particolare a Taranto». E ribadisce che la mobilitazione non si fermerà: «Non ci rassegniamo, la dignità di chi lavora viene prima di ogni altra cosa. In questi giorni unitariamente ci sono richieste da parte delle nostre strutture territoriali di ripristinare anche i confronti con le Regioni e con i Sindaci, non accettiamo di essere abbandonati e lasciati nell’oblio e nella rassegnazione».
Alle parole di Scarpa si aggiunge, con toni più sintetici ma altrettanto preoccupati, la posizione dei segretari provinciali Ugl Chimici e Ugl Metalmeccanici, Alessandro Calabrese e Alessandro Dipino, che hanno scritto al presidente della Regione Antonio Decaro, ai parlamentari ionici, al sindaco Piero Bitetti e ai consiglieri regionali e comunali. I due dirigenti parlano di una crisi «che da oltre un decennio colpisce lavoratori diretti e dell’indotto, trascinando con sé l’intero tessuto economico», con aziende «in perenne difficoltà finanziaria» e pagamenti che non arrivano dalla committente, generando «un circolo vizioso che rischia di portare alla chiusura molte attività».
Calabrese e Dipino richiamano anche il tema della sicurezza, ricordando «incidenti all’ordine del giorno» e due morti avvenute a distanza di pochi giorni: una situazione che «non può essere affidata alla fortuna». Per questo chiedono un incontro urgente con tutte le istituzioni locali, regionali e nazionali per definire «cosa si intenda fare dello stabilimento» e quali misure immediate mettere in campo per lavoro, ambiente e sicurezza, sollecitando un confronto che fissi finalmente una direzione chiara.
In una giornata segnata da un passaggio giudiziario cruciale, la vertenza ex Ilva conferma così tutta la sua drammaticità: un nodo che continua a stringere Taranto e che, ancora una volta, chiede risposte che non possono più essere rinviate.

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