CRONACHE TARANTINE
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A margine dell’incontro promosso nei giorni scorsi da Cgil, Cisl e Uil insieme alle associazioni datoriali del territorio, tra cui Casartigiani Taranto, emerge la richiesta di una riflessione più profonda sullo stato reale della città e sulle dinamiche economiche e sociali che da anni la attraversano.
La direttrice di Casartigiani Taranto, Rosita Giaracuni, parla di una comunità che vive da troppo tempo in una condizione di emergenza permanente, con effetti non solo industriali e occupazionali, ma anche psicologici. «Quando un territorio rimane per anni sospeso nell’incertezza, senza una programmazione stabile e una visione chiara di sviluppo, si genera inevitabilmente uno stress cronico collettivo che produce sfiducia, conflittualità, rabbia sociale e distacco dalle istituzioni», afferma, ricordando che questa condizione riguarda lavoratori, imprese, famiglie e soprattutto giovani che immaginano il proprio futuro altrove.
Secondo Giaracuni, il danno più grave è la perdita di fiducia nel futuro, frutto di anni in cui Taranto è rimasta intrappolata in logiche di sopravvivenza collettiva. «La politica ha difeso il consenso, il sistema industriale la continuità produttiva, i sindacati il lavoro, le organizzazioni il proprio spazio di rappresentanza, le imprese la sostenibilità economica. Tutte dinamiche comprensibili, ma dobbiamo chiederci a cosa ci ha portato questo modello. Sicuramente non alla vittoria del territorio, che resta fragile e disorientato».
La direttrice sottolinea come la questione ex Ilva continui a essere affrontata in una logica emergenziale, senza che negli anni sia stato costruito un modello alternativo di sviluppo capace di offrire una prospettiva stabile. «Taranto appare stanca: stanca delle divisioni, dei protagonismi, delle contrapposizioni continue e della sensazione che ognuno difenda soltanto il proprio recinto. Ma quando arretra il territorio, perdiamo tutti», osserva, auspicando che l’incontro dei giorni scorsi possa diventare un metodo stabile di confronto tra parti sociali e associazioni datoriali, capace di generare proposte concrete e una visione condivisa.
Per Giaracuni oggi esiste una responsabilità più grande delle singole appartenenze: restituire credibilità e prospettiva a una città che vive sospesa tra paura e disillusione. «Forse il problema più grave è che ci siamo abituati a sopravvivere. Ma sopravvivere non significa vivere. Un giorno dovremo guardarci negli occhi ed essere sereni nel dirci che, nel ruolo che abbiamo avuto, abbiamo fatto davvero il massimo». Da qui l’appello finale: «Taranto non ha bisogno di salvatori, ma di una comunità dirigente capace di costruire insieme una direzione seria, credibile e concreta. Il percorso avviato in questi giorni può essere un passo importante in questa direzione».