CRONACHE TARANTINE
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A volte basta un video di pochi secondi per cambiare il destino di un luogo.
E per ricordarci che i social, se usati con intelligenza e spirito civico, possono diventare un megafono potentissimo, capace di arrivare dove le segnalazioni formali non riescono. È quello che è accaduto a Francesco Calabrese, 27 anni, tarantino, studente universitario, che nei giorni scorsi ha trasformato un gesto spontaneo in un caso nazionale.
Francesco abita a Marano di Napoli, insieme alla fidanzata, e da una delle finestre della sua abitazione vede un campetto da basket di quartiere. Un luogo vivo, pieno di ragazzi ma con un problema enorme: il canestro – ferro e reticella - non c’è più. Letteralmente. I ragazzi giocavano tirando verso un tabellone vuoto, immaginando il ferro. Una scena surreale, quasi poetica, che Francesco ha ripreso con il cellulare e pubblicato su Instagram. «Guardate cosa significa amare lo sport», ha scritto, mostrando quei ragazzi che continuavano a giocare nonostante tutto.
Il video è esploso. Migliaia di visualizzazioni (fino a 4 milioni in poco tempo), condivisioni, commenti. Fino ad arrivare ai siti dei giornali nazionali, dal Corriere della Sera a Repubblica alle principali testate sportive, nei tg nazionali. E soprattutto fino alle istituzioni locali, che hanno raccolto il messaggio senza difensivismi: il Comune di Marano ha annunciato la riqualificazione immediata del campetto, con tanto di nuovo canestro, interventi sulla pavimentazione e ripristino dell’area.
Un esempio raro e prezioso di come la pressione positiva dei social possa accelerare decisioni, risvegliare attenzioni, rimettere al centro i bisogni reali delle comunità. Non odio, non polemiche, non sfoghi tossici: solo un video, un sorriso, e la voglia di raccontare una storia che meritava di essere vista.
La vicenda ha avuto anche un epilogo umano bellissimo. Uno dei ragazzi che giocava nel campetto ha contattato Francesco per ringraziarlo. «Non pensavamo che qualcuno si sarebbe accorto di noi», gli ha scritto. «Grazie per averci dato voce. Speravo davvero di riuscire a trovare la persona che aveva registrato quel video, perché desideravo ringraziarla di cuore. Io gioco a basket con la società sportiva Marano e, tra i miei amici, sono l’unico a praticarlo. Grazie a lei, però, quel video è arrivato fino al sindaco di Marano, che già dalla prossima settimana installerà i nuovi canestri e riqualificherà la piazzetta. La ringrazio infinitamente per l’energia e il bel gesto: nonostante tutti gli ostacoli, la passione per il basket non si fermerà mai». Un messaggio semplice ma che dice tutto: i social possono essere un ponte, non solo un muro.
Francesco, dal canto suo, non si aspettava nulla di tutto questo. «Ho solo ripreso una scena che mi ha colpito», racconta. «Vedere quei ragazzi giocare senza canestro mi ha fatto pensare a quanto spesso ci abituiamo al degrado. Ma loro no: loro continuavano a divertirsi. Ho pensato che meritassero di più».
E così è stato. In pochi giorni, quel campetto è diventato un simbolo: della forza delle piccole storie, della capacità dei cittadini di farsi sentire e della prontezza delle istituzioni quando decidono di ascoltare.
Una lezione che vale anche per Taranto, per ogni città, per ogni quartiere: i social non sono solo un luogo di caos e rumore. Possono essere uno strumento di partecipazione, di cura, di comunità. Dipende da come li usiamo.
Francesco lo ha fatto nel modo migliore: con leggerezza, con empatia, con uno sguardo pulito. E ha dimostrato che, a volte, basta davvero poco per accendere una scintilla di cambiamento.