CRONACHE TARANTINE
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C’è un punto preciso, nella geografia industriale europea, in cui la transizione energetica prende forma concreta: è Taranto, dove Vestas ha costruito negli anni un presidio produttivo che oggi rappresenta uno dei cardini della strategia eolica del continente.
La visita istituzionale dell’8 giugno del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, accompagnato dall’amministratore delegato Henrik Andersen, arriva mentre la fabbrica completa il ramp‑up della produzione offshore e inaugura il nuovo edificio BLA5, dedicato alla finitura delle pale V236.
Andersen ha ricordato come «Taranto occupi un posto speciale nella nostra azienda», spiegando che qui Vestas ha iniziato a produrre componenti eolici nel 1998 e che «ventotto anni dopo siamo ancora qui: continuiamo a creare occupazione, continuiamo a investire e continuiamo a produrre tecnologie pulite di cui c’è un enorme bisogno». L’ad ha sottolineato la trasformazione dello stabilimento, passato dalle pale da 13 metri degli anni Novanta alle V236 da 116 metri prodotte oggi: «Possono generare settanta volte più energia da una singola turbina. Basta guardare dietro di voi per capire cosa significa questo investimento». Ha ricordato inoltre che Taranto è diventato l’hub globale dell’azienda per la produzione delle pale offshore, grazie a investimenti per oltre 350 milioni di euro e a una forza lavoro che ha raggiunto «circa 2.500 lavoratori qualificati», contro i 700 di pochi anni fa.
La V236‑15 MW, la pala simbolo della nuova fase industriale, ha una superficie spazzata di oltre 43.000 metri quadrati e consente a una singola turbina di produrre fino a 80 GWh l’anno, l’equivalente del consumo di circa 20.000 famiglie europee. Rispetto alla precedente V174‑9.5 MW, garantisce il 65% di produzione annua in più e permette di ridurre il numero di turbine necessarie nei parchi offshore, con un impatto diretto sui costi di installazione e manutenzione.
Il nuovo edificio BLA5 rappresenta il tassello finale del processo produttivo delle pale V236, lunghe 115,5 metri, tra le più grandi al mondo. Qui avvengono le fasi di finitura, i controlli qualità e la preparazione alla spedizione verso i porti europei, consolidando il ruolo di Taranto come hub industriale dell’offshore in un momento in cui l’Europa accelera sulla produzione domestica di tecnologie strategiche per il Green Deal. «Questo è il nostro investimento industriale più grande al mondo», ha ribadito Andersen, ringraziando il governo italiano per il sostegno e definendo il rapporto con il ministro Urso «un esempio di dialogo rapido ed efficace che speriamo possa diventare un modello per il resto dell’Unione Europea».
Urso, nel suo intervento, ha spiegato di non aver voluto mancare a un appuntamento che considera «particolarmente importante e significativo», sottolineando come Vestas abbia scelto Taranto «per la qualità della forza lavoro, per la professionalità e la dedizione dei lavoratori». Il ministro ha aggiunto che l’azienda ha investito anche «per l’efficienza dell’amministrazione pubblica», un aspetto che ha definito «una novità positiva» e che, insieme alla collaborazione delle autorità locali e portuali, ha permesso di accelerare autorizzazioni e processi decisionali. «Questo può essere un modello», ha detto, ricordando l’utilizzo delle risorse del PNRR attraverso Invitalia e la scelta del governo di dichiarare Taranto e Augusta hub nazionali per lo sviluppo dell’eolico offshore.
Urso ha rivendicato inoltre il ruolo dell’Italia nel dibattito europeo, spiegando che il concetto di “Made in Europe”, introdotto con la transizione 5.0, è stato poi recepito nei regolamenti comunitari per proteggere la produzione interna da concorrenza sleale. «È necessario che la politica industriale nazionale sia accompagnata da una politica commerciale ed energetica europea», ha affermato, auspicando che le pale prodotte a Taranto possano essere installate «prima possibile anche nel nostro Mediterraneo», per contribuire a un mix energetico più competitivo e sicuro.
Nel contesto nazionale, il mercato elettrico resta ancora dominato dal termoelettrico e le aste FER X hanno assegnato solo una parte della capacità prevista, mentre il repowering sta diventando una leva sempre più rilevante in un Paese dove circa 2 GW di turbine hanno più di vent’anni. In questo scenario, la fabbrica di Taranto assume un valore che va oltre la dimensione industriale: è un tassello della strategia europea per la sicurezza energetica e per il rafforzamento della produzione interna di tecnologie net‑zero, come previsto dal Net Zero Industry Act.
«Queste pale sono fatte in Italia, sono fatte in Europa e sono fatte da e per l’Europa», ha ribadito Andersen, aggiungendo con un sorriso che «non c’è alcun bisogno di attraversare il fiume per andare a prendere acqua… soprattutto se si tratta di acqua cinese». E ha concluso ringraziando i lavoratori: «La vostra dedizione si riflette nella qualità dei nostri prodotti. Fatevi un grande applauso».
Urso ha chiuso ricordando che «non c’è limite all’immaginazione della scienza e della tecnologia» e che la sfida ora è sbloccare rapidamente l’installazione di nuovi impianti rinnovabili per garantire autonomia strategica al Paese. «Grazie perché ci avete creduto», ha detto rivolgendosi a Vestas e ai lavoratori. «Questa è una tappa importante, che ne presuppone altre altrettanto significative».
A Taranto, intanto, la promessa della transizione energetica ha già preso forma: nelle pale che attraversano la città verso il porto, nei capannoni che crescono, nei turni che si moltiplicano, nelle migliaia di lavoratori che ogni giorno costruiscono un pezzo di futuro energetico europeo.