CRONACHE TARANTINE
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A margine della presentazione del nuovo edificio BLA5 di Vestas, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha affrontato anche il tema dell’ex Ilva, definendolo «la sfida più difficile» tra quelle ereditate dal governo.
Il ministro ha ricordato come la situazione dello stabilimento tarantino sia segnata da «un’eredità pesantissima», richiamando la causa in corso presso il tribunale di Milano che quantifica in «circa 7 miliardi di euro» il danno imputato al precedente gestore. «È un lascito che pesa enormemente», ha detto, sottolineando che il contesto è reso più complesso dal fatto che «non tutti gli attori sembrano voler contribuire a una soluzione».
Urso ha rivendicato il lavoro svolto dal governo sui tavoli industriali, spiegando che «negli anni passati i tavoli di crisi erano 160, 170, 180, nessuno riusciva nemmeno a contarli». Oggi, ha affermato, «sono 43, e oltre 40 li abbiamo risolti in questi tre anni, salvaguardando tutti gli occupati». Nel Mezzogiorno, ha aggiunto, «i tavoli aperti sono 16, e molti stanno arrivando a soluzione». Il ministro ha ricordato che due crisi industriali sono state chiuse «proprio qui in Puglia» nelle ultime settimane.
Sull’ex Ilva, Urso ha ribadito che il governo continua a lavorare per una soluzione stabile: «Io cerco di risolvere i problemi, non di accusare. Il tavolo a Palazzo Chigi è aperto da quasi due anni e continuiamo a partecipare con tutti i ministri competenti». Sollecitato sull’argomento ha spiegato che la procedura di vendita consente l’ingresso di nuovi soggetti: «Chiunque può aggiungersi presentando una proposta migliorativa rispetto a quelle in corso». E ha precisato che, in questa fase, non può esprimere giudizi sulle offerte perché «i commissari dell’amministrazione straordinaria devono valutare le diverse proposte» ripetendo, alla domanda specifica sul possibile ingresso di Qatar Steel «che la procedura di vendita è una procedura aperta.
Il ministro ha voluto sottolineare che, nonostante le difficoltà, «l’azienda è ancora attiva» e che l’obiettivo resta quello di «dare una soluzione strutturale». Ha richiamato anche l’esempio di Piombino, dove «dopo quindici anni tornerà a essere prodotto acciaio» grazie agli accordi già sottoscritti con Jindal e Danieli: «È il secondo polo siderurgico del Paese e tornerà a far lavorare migliaia di persone». Per Urso, questo dimostra che «molte crisi sono state risolte» e che il governo «è un governo del fare», mentre «altri si limitano a insultare».
Il ministro ha concluso con una nota di metodo: «Non ho mai visto un pessimista realizzare qualcosa». Un messaggio rivolto tanto al mondo industriale quanto agli attori istituzionali coinvolti nella vertenza tarantina, che il governo considera ancora aperta ma non senza prospettive.