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Con l’arrivo del caldo e l’impennata di richieste per climatizzatori e pompe di calore, torna a farsi largo un allarme che Confartigianato Taranto denuncia da anni: l’abusivismo nel settore dell’impiantistica, un fenomeno che sottrae lavoro alle imprese in regola e mette a rischio sicurezza, ambiente e consumatori.

Una distorsione del mercato che, secondo le stime dell’associazione, intercetterebbe oggi «circa il 30% del mercato tarantino dell’installazione e della manutenzione dei climatizzatori», una quota enorme se si considera che parliamo di impianti tecnologici che richiedono competenze, certificazioni e responsabilità precise.
«Dietro un climatizzatore installato senza le necessarie competenze non c’è soltanto un problema di abusivismo, ma un rischio concreto per il consumatore», avverte Francesco Basile, presidente di Confartigianato Impianti Taranto. Ricorda che un impianto di climatizzazione «non è un semplice elettrodomestico», ma un sistema che contiene gas fluorurati soggetti a norme ambientali stringenti. «Errori nelle operazioni di montaggio o nella gestione del circuito frigorifero possono compromettere il rendimento dell’apparecchiatura, ridurne la durata e determinare dispersioni di gas dannose per l’ambiente». E avverte i cittadini: «Molti ritengono erroneamente che eventuali responsabilità ricadano solo su chi esegue il lavoro. In realtà la normativa coinvolge l’intera filiera».
La legge, infatti, è chiara: installazione e manutenzione degli impianti contenenti F‑GAS possono essere effettuate solo da imprese certificate e tecnici con patentino. Le sanzioni sono pesanti e colpiscono tutti: da 10.000 a 100.000 euro per chi installa senza certificazioni e per il cliente che si affida all’abusivo; da 1.000 a 50.000 euro per i commercianti che vendono apparecchiature senza acquisire la documentazione obbligatoria. Un quadro che, nelle intenzioni del legislatore, dovrebbe scoraggiare il ricorso al mercato nero, ma che nella pratica – denuncia Confartigianato – non sta producendo gli effetti sperati.
A dirlo con chiarezza è Fabio Paolillo, segretario generale di Confartigianato Taranto: «L’abusivismo professionale non può più essere considerato un fenomeno marginale». Le imprese associate, racconta, segnalano ogni giorno la perdita di commesse a favore di operatori che «lavorano senza requisiti professionali, senza certificazioni e spesso anche al di fuori di qualsiasi regolarità fiscale». Una concorrenza sleale che altera il mercato e crea una distorsione pericolosa: «I preventivi delle imprese in regola vengono messi a confronto con quelli di operatori abusivi che non sostengono i costi legati a imposte, contributi, formazione, certificazioni, sicurezza e adempimenti amministrativi». Il risultato è che chi rispetta la legge «finisce per essere considerato troppo caro», mentre chi opera nell’illegalità appare più conveniente. «Non solo si perde il lavoro, ma si rischia anche di passare per approfittatori quando si sta semplicemente garantendo qualità, sicurezza e rispetto delle norme».
Paolillo va oltre il danno economico e parla di un problema di sistema: «Sta emergendo un serio problema di credibilità del sistema dei controlli. È arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti». Da qui la richiesta di un rafforzamento concreto della vigilanza lungo tutta la filiera, «dalla vendita delle apparecchiature fino all’installazione e alla manutenzione degli impianti». Le imprese, ribadisce, chiedono solo una cosa: «che le regole valgano per tutti».
Confartigianato Taranto rinnova infine l’appello ai cittadini: affidarsi esclusivamente a operatori qualificati e certificati non è solo una scelta di qualità, ma un atto di tutela verso sé stessi, l’ambiente e la concorrenza leale. Una scelta che, in un mercato sempre più esposto all’illegalità, diventa un gesto di responsabilità collettiva.

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