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C’è un filo sottile che attraversa da anni la narrazione sulla Città Vecchia: un equilibrio fragile tra la necessità di garantire sicurezza e il bisogno, altrettanto urgente, di restituire al quartiere una rappresentazione giusta, non deformata da numeri letti senza contesto o da stereotipi sedimentati nel tempo.

È in questo spazio che si colloca l’intervento del Comitato di quartiere Città Vecchia, che affida alla presidente Annarita Casula Milfa una riflessione lucida e insieme ferma, capace di tenere insieme il riconoscimento del lavoro delle istituzioni e la tutela della dignità della comunità residente.
«Esprimiamo pieno apprezzamento per l’impegno profuso dalle Forze dell’Ordine, dalle Istituzioni e da tutti gli enti coinvolti nelle recenti attività di controllo e prevenzione», premette Casula Milfa, ricordando che «la sicurezza rappresenta un diritto fondamentale per tutti i cittadini» e che ogni azione volta a contrastare l’illegalità «merita sostegno e collaborazione da parte della comunità». Ma proprio per rafforzare questo clima di collaborazione, il Comitato ritiene necessario offrire «alcune precisazioni che possano contribuire a una lettura più completa dei dati diffusi in questi giorni».
Il riferimento è alle quasi 400 persone identificate durante i controlli. Un numero che, se isolato dal contesto, rischia di suggerire un’immagine distorta del quartiere. «È importante ricordare – sottolinea la presidente – che tali verifiche riguardano tutti coloro che transitano nell’area interessata dai posti di controllo e non esclusivamente chi vi risiede». Dentro quei numeri, dunque, ci sono lavoratori, visitatori, cittadini di altre zone, persone semplicemente di passaggio. «Questa osservazione – precisa – non intende in alcun modo sminuire il valore dell’attività svolta dalle Forze dell’Ordine, ma fornire gli elementi necessari per una corretta interpretazione dei dati».
Il rischio, altrimenti, è quello di riattivare antiche narrazioni stigmatizzanti. «Una lettura priva del necessario contesto rischierebbe di alimentare nuovamente pregiudizi e stereotipi che per anni hanno gravato sull’immagine del quartiere e della sua comunità», avverte Casula Milfa. Generalizzazioni e semplificazioni, infatti, finiscono per attribuire a un intero territorio comportamenti riconducibili a pochi, «offrendo una fotografia non corrispondente alla realtà».
Da qui l’auspicio che il racconto delle attività di controllo sia sempre accompagnato da elementi che aiutino a distinguere «i comportamenti illeciti di pochi dall’impegno quotidiano della grande maggioranza dei residenti», una comunità che vive nel rispetto delle regole e contribuisce alla vita del quartiere. Un invito alla responsabilità collettiva, ma anche alla precisione comunicativa, perché sicurezza e dignità non siano poste in contrapposizione.
Il Comitato, conclude la presidente, continuerà a sostenere ogni iniziativa volta a rafforzare legalità e tutela del territorio, «nella convinzione che la tutela dell’ordine pubblico, la valorizzazione del territorio e il rispetto della dignità dei residenti debbano procedere insieme, come obiettivi complementari e inseparabili». Una posizione che restituisce alla Città Vecchia la voce che merita: quella di una comunità che chiede sicurezza, sì, ma anche giustizia nel modo in cui viene raccontata.

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