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L’assemblea dei lavoratori della vigilanza del Ministero della Difesa dell’area ionica si è trasformata in un momento di forte tensione e denuncia collettiva.

Alla presenza del segretario territoriale Cisl Fp Umberto Renna e di Massimo Ferri del Coordinamento nazionale Difesa della Cisl Fp, i dipendenti hanno raccontato una situazione definita “surreale”, segnata da organici dimezzati, turni massacranti e pagamenti fermi da mesi. Per la prima volta, la carenza di personale ha persino costretto alla chiusura temporanea di alcuni posti di guardia, un segnale che i lavoratori hanno interpretato come il punto di non ritorno di una crisi annunciata.
Renna ha parlato di «centinaia di lavoratori monoreddito colpiti prima degli altri dalla riduzione degli organici», spiegando che «le condizioni di lavoro, già insostenibili, sono aggravate da un ingiustificato ritardo nei pagamenti, con l’inerzia dell’Amministrazione della Difesa». Per il sindacato, la soluzione passa da un «interpello straordinario anche nazionale» e dalla necessità di «prevedere un adeguato numero di posti nei prossimi concorsi», così da ricostruire un organico in grado di garantire sicurezza e continuità del servizio.
Ferri ha legato l’attuale emergenza alla riorganizzazione del 2018, definendola «la cronaca di un fallimento annunciato». Ha ricordato che i lavoratori si erano opposti già allora, prevedendo le conseguenze che oggi si stanno materializzando. «Il problema degli organici è al centro dell’iniziativa politica della Cisl Fp Difesa» ha ribadito, aggiungendo che solo riportando il personale della Difesa a 30.000 unità, dalle attuali 16.000, «si potranno risolvere le criticità che colpiscono tutte le categorie professionali».
Dopo l’assemblea, una delegazione è stata ricevuta da Marina Sud, che si è detta sensibile alle problematiche sollevate e disponibile a cercare soluzioni, a partire proprio da un interpello nazionale. L’incontro è stato definito propedeutico all’appuntamento del 16 giugno a Roma con il Capo di Stato Maggiore della Marina, dove la Cisl Fp Difesa porterà le ragioni della protesta, «di carattere economico, organizzativo e legate a decisioni incomprensibili».
Nel corso del confronto, i lavoratori hanno denunciato anche altre criticità: i dinieghi di Maristat ai cambi di profilo necessari per garantire i servizi, personale di Maristanav distolto dalle proprie mansioni per essere impiegato in ufficio, ferie calcolate ad ore in violazione del contratto, discriminazioni nello straordinario e una ripartizione nazionale delle risorse che penalizza l’intero territorio ionico. A questo quadro, Renna ha aggiunto un’ultima considerazione: «Se aggiungiamo che l’Arsenale di Taranto è al palo rispetto agli investimenti previsti negli altri stabilimenti e appare confinato in un’attività turistico‑museale, la misura è colma e richiede una mobilitazione senza precedenti dei lavoratori».
Una mobilitazione che, nelle intenzioni del sindacato, non si fermerà finché non arriveranno risposte concrete.

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