CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Nella lingua greca moderna meraki significa fare le cose “mettendoci l’anima”, con passione, cura e creatività.
È una parola che non descrive solo un modo di lavorare, ma un modo di stare al mondo. Ed è proprio da questo spirito che nasce, a Lama, nell’antica Masseria Battaglia, Borgo Meraki: un progetto che ambisce a diventare un polo dell’innovazione capace di unire impresa, cultura e responsabilità sociale in un’unica visione.
Su una superficie di circa 5.000 metri quadrati, il Gruppo Sabanet sta dando vita a un ecosistema che non vuole essere né un’operazione immobiliare né un semplice parco tecnologico. “Borgo Meraki è qualcosa di più raro”, è stato spiegato durante la conferenza stampa di presentazione, “un progetto che nasce da una visione maturata in oltre vent’anni di lavoro, e che oggi sceglie di aprirsi al territorio con consapevolezza e responsabilità”. Tre i pilastri: il Borgo come infrastruttura fisica, la Fondazione Meraki ETS come presidio etico, e le aziende del Gruppo Sabanet come comunità viva di persone e competenze. Al centro, sempre, la persona: perché “la tecnologia senza visione umana è solo uno strumento vuoto”.
La conferenza stampa, molto partecipata e moderata dal giornalista Marco Amatimaggio, ha rappresentato anche l’occasione per mostrare per la prima volta gli ambienti già fruibili della Masseria Battaglia: il Centro Direzionale con 700 metri quadrati di uffici e alcune porzioni dei giardini all’italiana. Dopo decenni di abbandono, la storica residenza nobiliare sta tornando a vivere grazie a un complesso intervento di restauro, con cantieri attivi ma separati dalle aree già operative. Il programma dei lavori prevede step progressivi che porteranno alla realizzazione dell’Arena, uno spazio eventi da 250 posti, e dell’Innovation Hub da 2.000 metri quadrati dedicati alla ricerca industriale e alle attività di R&D del Gruppo.
Ad aprire gli interventi è stata Valeria Marci, amministratrice di HZ3, la holding proprietaria della Masseria: «È una struttura straordinaria che vogliamo restituire al territorio in tutta la sua bellezza. Il progetto di recupero è stato sviluppato in dialogo con la Soprintendenza, non perché fosse obbligatorio, ma perché la tutela è stata per noi una guida. Uno spazio esiste fisicamente, un luogo vive attraverso le persone. La nostra ambizione è restituire a Masseria Battaglia la vocazione a essere “luogo”, punto di incontro tra patrimonio culturale, innovazione tecnologica e responsabilità sociale. Da questa convinzione nasce Borgo Meraki».
Il Centro Direzionale ospiterà il quartier generale del network guidato da Sabanet, software house tarantina specializzata in sistemi ERP e digitalizzazione, affiancata da Wikom e Larry Agency. «Stiamo creando qualcosa di unico nel nostro territorio», ha dichiarato il CEO Gianfranco Zizzo. «Un polo dell’innovazione all’interno di una masseria del ’700, un luogo di contaminazione tra industria, tecnologia e cultura. L’innovazione nasce dall’incontro tra competenze private, ricerca e territorio. Tra i progetti in corso c’è anche un’iniziativa di Blue Economy, che testimonia il nostro approccio industriale e ambientale insieme».
Accanto all’anima produttiva, Borgo Meraki avrà una forte vocazione culturale e sociale grazie alla Fondazione Meraki, presieduta da Sergio Prete, che si propone come soggetto di raccordo tra le associazioni del territorio. «Sono onorato di poter contribuire a un progetto straordinario per Taranto», ha affermato. «La Fondazione valorizzerà le dimensioni sociali e culturali dell’innovazione, costruendo relazioni di complementarità con le realtà locali, non di sovrapposizione. L’innovazione vera nasce sempre dall’incontro tra soggetti diversi».
E gli incontri iniziano subito: nei prossimi giorni Borgo Meraki ospiterà un appuntamento del MAP Festival dell’Orchestra ICO Magna Grecia con Valentina Cenni e Stefano Bollani. Dal 17 al 19 settembre tornerà invece il Tawave, evento di punta del Gruppo Sabanet, già ospitato lo scorso anno negli spazi della Masseria.
Borgo Meraki, insomma, non è solo un progetto: è un gesto. Un modo di dire che Taranto può crescere mettendoci l’anima, proprio come suggerisce quella parola greca che oggi diventa visione, luogo e promessa.