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Il primo panel pomeridiano della seconda giornata del Forum in Masseria affronta uno dei temi più urgenti e trasversali del presente italiano: investire nei giovani, nelle loro competenze, nel loro benessere e nella loro capacità di costruire futuro.

Un tema che non riguarda solo la crescita economica, ma l’innovazione, la coesione sociale, la mobilità e la possibilità di trasformare il capitale umano in una leva strategica per il Paese. «Formazione, sport e politiche per il capitale umano del futuro» non è soltanto il titolo del panel, ma la sintesi di una sfida che attraversa istituzioni, territori, imprese e comunità. Coordinati da Bruno Vespa, ideatore del format dei Forum in Masseria, si sono confrontati Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i Giovani, Antonella Baldino, amministratrice delegata dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, Guido Castelli, commissario straordinario per la ricostruzione delle aree colpite dal sisma del Centro Italia, Massimo Ferrarese, commissario straordinario dei Giochi del Mediterraneo Taranto 2026, Alessandra Gallone, presidente Ispra, e Gaetano Manfredi, presidente Anci e commissario per la rigenerazione del sito di Bagnoli. A tutti è stata posta la stessa domanda: quali strumenti servono davvero per favorire partecipazione, mobilità sociale e sviluppo delle capacità individuali?
Prima del dibattito, Massimo Ferrarese ha potuto confermare che, a poco meno di settanta giorni dalla cerimonia inaugurale del 21 agosto, «i cronoprogrammi per la consegna degli impianti sportivi sono pienamente rispettati», un risultato che ha dato slancio all’intero confronto. Ma è stato il ministro Abodi a imprimere il ritmo della discussione, alternando riflessioni sullo sport, sulla responsabilità istituzionale e sul ruolo delle nuove generazioni.
Commentando la battuta del presidente FIFA Gianni Infantino (“Con 64, magari l'Italia potrebbe qualificarsi... e potremmo anche arrivare a 208 per essere sicuri della sua partecipazione"), Abodi ha osservato che «è una battuta che non ha fatto ridere». Sul clima che accompagna i Giochi del Mediterraneo, il ministro ha rivendicato un percorso condiviso: «Succede quello che ci siamo detti dal primo giorno: si vince insieme. La squadra non è maggioranza o opposizione. Quando c’è una sfida di una nazione, riguarda tutti». E guardando al conto alla rovescia verso il 21 agosto, ha aggiunto: «Mi avvicino ai 69 giorni dai Giochi con la consapevolezza che ognuno sta facendo il massimo. Il meglio lo stiamo facendo tutti insieme».
Sul tema della gestione degli impianti dopo l’evento, Abodi ha spiegato che «non servono formule magiche», ma procedure trasparenti e competenze solide: «Stiamo parlando con il sindaco Bitetti. Serve uno studio, un’analisi, il contributo di società indipendenti che conoscono il tema e portano ipotesi sul tavolo. E serve una procedura amministrativa che renda trasparente l’affidamento». Ha insistito sulla necessità di sostenere gli operatori: «Gli impianti più complessi, come il centro natatorio, hanno bisogno di competenze ed esperienza. E devono essere aiutati perché avranno bisogno di efficienza energetica per una gestione meno onerosa». Per il ministro, la funzione sociale degli impianti è altrettanto decisiva: «Devono essere luoghi aperti, che contrastano la sedentarietà e diventano fattori educativi individuali e collettivi».
Abodi ha ricordato anche il recente reintegro degli 8,5 milioni necessari per completare gli interventi: «A volte perdiamo il senso della proporzione. Parliamo di 8 milioni su 275. Ho sempre detto che ci sarebbero state le risorse necessarie, e così è stato». E ha invitato a leggere il lavoro in corso con spirito costruttivo.
Sul fronte calcistico, il ministro ha poi allargato il discorso al talento giovanile: «Il talento italiano non è scomparso, è sacrificato, sconosciuto, mortificato. Non riusciamo ad aprire opportunità». Ha criticato le politiche dei club: «Non comprendono che il talento italiano è un investimento straordinario». E ha indicato una possibile strada: «Non possiamo imporre per legge di mettere in campo un under 19, ma possiamo rendere più conveniente lo scambio interno, incentivare economicamente il minutaggio dei giovani».
Infine, il ministro ha illustrato le politiche del governo per i giovani, rivendicando un cambio di passo: «Abbiamo un modello nuovo. Tutto quello che stiamo mettendo in campo per coinvolgerli, responsabilizzarli, ascoltarli, inizia ad avere visibilità e riconoscimento». Ha citato il progetto Rete, attivo in sei regioni e destinato ad abbracciarne quindici: «Aiutiamo i giovani tra i 18 e i 34 anni a orientarsi professionalmente, a sviluppare autoimprenditorialità. In due anni e mezzo abbiamo coinvolto centomila giovani». Ha ricordato l’investimento di oltre un miliardo per il servizio civile e la riserva del 15% nei concorsi pubblici per chi lo svolge: «Per la prima volta certifichiamo le competenze acquisite, rendendole spendibili anche nel privato». E ha sottolineato l’importanza della relazione diretta: «Abbiamo irrobustito una carta digitale gratuita che ora raggiunge quasi quattro milioni di giovani. Non risolve tutto, ma riduce la distanza».

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