CRONACHE TARANTINE
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I dati diffusi dal Sole 24 Ore sulla qualità della vita dei giovani consegnano a Taranto l’ultimo posto tra i 107 capoluoghi italiani, un risultato che riaccende il dibattito sulle condizioni del territorio jonico.
Una fotografia dura, che però – come osserva Gianluca Mastromarino, già consigliere comunale di Statte e dell’Unione dei Comuni “Terra delle Gravine” – non può essere letta «con indignazione o con una inutile ricerca di responsabili», perché affonda le radici in criticità strutturali che la provincia vive da decenni.
Mastromarino ricorda che il territorio è segnato da «numerose criticità», a partire da quella ambientale, aggravata dalla presenza di grandi impianti siderurgici ed energetici. A questo si sommano le difficoltà occupazionali di un tessuto economico «fortemente depresso e poco appetibile per l’avvio di investimenti», con un porto che «ancora non decolla» e un commercio che continua a perdere attività. Un quadro che pesa soprattutto sui più giovani, spesso tentati da «guadagni facili ma molto più rischiosi» o costretti a lasciare la città per cercare opportunità a Bari, Lecce o in altre regioni.
L’elevato tasso di disoccupazione giovanile, sottolinea Mastromarino, rappresenta un doppio ostacolo: da un lato alimenta la fuga dei talenti, dall’altro scoraggia molti ragazzi dal proseguire gli studi o intraprendere percorsi di formazione, ampliando la platea dei NEET. «Il problema è molto complesso e non di agevole e rapida soluzione», osserva, ma proprio per questo «occorre individuare le basi per assicurare nei prossimi anni un’inversione di tendenza».
Secondo Mastromarino, una delle leve fondamentali è il rilancio del porto e delle aree retroportuali dell’Appia, da destinare a nuovi insediamenti produttivi capaci di generare traffici e occupazione. Un ruolo decisivo lo giocheranno anche le risorse in arrivo: quelle del Contratto Istituzionale di Sviluppo, del Just Transition Fund europeo e dei bandi regionali dedicati alle piccole e medie imprese e all’imprenditoria giovanile. «Si tratta di misure che dovranno essere impiegate in maniera ragionata e programmata», afferma, affinché producano «impatti economici positivi» e offrano al territorio «opportunità di sviluppo alternative alla monocultura industriale».
Un monito e insieme un appello a trasformare una classifica negativa in un punto di ripartenza, con una strategia che metta al centro lavoro, formazione e nuove economie.