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La richiesta è formale, diretta e arriva in un momento in cui il dibattito sul futuro dello scalo ionico torna a farsi urgente.

Il Comitato Pro Aeroporto di Taranto‑Grottaglie, attraverso il presidente Walter G. Fischetti, ha sollecitato il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e l’Enac ad avocare a sé la procedura per l’imposizione degli Oneri di Servizio Pubblico sullo scalo Arlotta. Una mossa che, nelle intenzioni del Comitato, punta a superare quella che viene definita una lunga e ingiustificata paralisi amministrativa. Contestualmente, è stata chiesta alla Regione Puglia una presa di posizione chiara entro trenta giorni, così da esercitare le proprie prerogative nella Conferenza dei Servizi prevista dalla normativa vigente.
Secondo il Comitato, la situazione dello scalo ionico rappresenta un’anomalia che dura da oltre vent’anni. Pur essendo riconosciuto dalla legge come aeroporto di continuità territoriale, Taranto‑Grottaglie continua infatti a essere privo di collegamenti passeggeri di linea. Una condizione che, nella lettura del Comitato, «costituisce il più evidente esempio di fallimento del mercato nel trasporto aereo regionale» e che rende necessario attivare gli strumenti previsti dalla normativa nazionale ed europea per garantire il diritto alla mobilità dei cittadini.
Nel documento inviato alle istituzioni, il Comitato sottolinea come il bacino d’utenza dello scalo non riguardi soltanto la provincia ionica, ma un’area molto più ampia che abbraccia Puglia, Basilicata e Calabria. L’assenza di voli passeggeri, viene evidenziato, penalizza quotidianamente cittadini, imprese, studenti, lavoratori e l’intero sistema economico del territorio, costretto a fare affidamento su aeroporti distanti e spesso congestionati.
Un passaggio centrale della nota riguarda la titolarità del potere di imposizione degli Oneri di Servizio Pubblico, che secondo il Comitato resta in capo allo Stato, anche quando alcune fasi procedurali vengono delegate alle Regioni. È proprio su questo punto che si concentra la richiesta al MIT e all’Enac: intervenire direttamente qualora dovesse persistere quella «inerzia amministrativa» che, secondo Fischetti, ha caratterizzato gli ultimi anni e ha impedito allo scalo di svolgere la funzione per cui è stato progettato.
«L’Aeroporto di Taranto‑Grottaglie è un’infrastruttura pubblica strategica che deve tornare a svolgere la propria funzione primaria di mobilità delle persone e del territorio», afferma il presidente del Comitato. «Dopo oltre vent’anni senza voli di linea, non sono più ammissibili ulteriori rinvii». Una dichiarazione che sintetizza la frustrazione di un territorio che da tempo rivendica pari diritti rispetto agli altri scali pugliesi.
Il Comitato ribadisce infine la volontà di proseguire su ogni fronte possibile, istituzionale, amministrativo e giuridico, affinché l’area ionica ottenga il pieno riconoscimento del proprio diritto all’accessibilità aerea e alla continuità territoriale. Una battaglia che, nelle intenzioni dei promotori, non si fermerà finché lo scalo Arlotta non sarà finalmente messo nelle condizioni di servire i cittadini per cui è stato costruito.

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