CRONACHE TARANTINE
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La denuncia è netta e arriva in un momento in cui il tema dei costi energetici continua a pesare sulle imprese.
Giovanni Palmisano, presidente di Confartigianato Taranto, mette in fila numeri, dinamiche e contraddizioni che, a suo giudizio, stanno esasperando artigiani e autotrasportatori. «Stiamo assistendo ancora una volta a un meccanismo che cittadini, automobilisti, artigiani e autotrasportatori faticano sempre di più a comprendere», afferma, sottolineando come gli aumenti del petrolio si riflettano immediatamente sui prezzi, mentre le diminuzioni sembrano procedere con lentezza inspiegabile.
Palmisano ricorda che nelle ultime settimane il Brent è sceso da 100-110 dollari al barile a 75-78, «una riduzione vicina al 30%», ma il beneficio percepito da famiglie e imprese resta minimo. «Se a questo si aggiunge che continua ad essere operativo anche il taglio delle accise disposto dal Governo, diventa ancora più difficile comprendere perché il risparmio alla pompa non proceda con la stessa velocità con cui si trasferiscono gli aumenti quando il petrolio sale», osserva. Una dinamica che, secondo il presidente, alimenta «dubbi e sfiducia», perché «quando il greggio aumenta ci viene spiegato che i rincari sono inevitabili; quando invece crolla, i benefici sembrano arrivare più lentamente e in misura molto ridotta».
Da qui la richiesta di maggiore trasparenza lungo tutta la filiera energetica. «Parliamo dell’energia, una delle componenti più importanti dell’economia nazionale. Servono controlli efficaci e strumenti capaci di garantire che le riduzioni delle quotazioni internazionali si trasferiscano realmente», insiste Palmisano, ricordando che Confartigianato si confronta quotidianamente con le domande degli autotrasportatori, chiamati ad anticipare i costi del carburante mentre tengono in movimento il Paese.
Il presidente rivendica anche il senso di responsabilità dimostrato dal settore, che ha sospeso il fermo nazionale scegliendo il dialogo. «Ma responsabilità e pazienza non possono essere richieste sempre e soltanto a cittadini e piccole imprese», avverte, chiedendo la stessa serietà «a tutti gli attori della filiera, dai committenti a chi deve garantire regole chiare e mercati trasparenti».
La riflessione si sposta poi su Taranto, territorio che da decenni ospita alcune delle principali infrastrutture energetiche e industriali del Paese. «Sosteniamo costi ambientali, logistici e infrastrutturali enormi, ma quando si parla di compensazioni territoriali, royalties e benefici concreti tutto diventa più complicato», denuncia Palmisano, ricordando come in altre regioni, «come la Basilicata», siano stati costruiti strumenti di ritorno economico grazie a una chiara volontà politica. «A Taranto questo meccanismo è fin troppo conosciuto: quando si tratta di sostenere costi e servitù industriali il territorio è strategico; quando si tratta di riconoscere benefici, le soluzioni diventano improvvisamente difficili da trovare».
Confartigianato, assicura, continuerà a portare avanti questa battaglia «in ogni sede istituzionale», perché riguarda l’intera comunità tarantina. «I tarantini non chiedono privilegi. Chiedono che benefici e compensazioni arrivino con la stessa puntualità con cui, da decenni, arrivano costi, sacrifici e responsabilità. Forse è arrivato il momento di cambiare il copione».