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La lettera aperta del coordinamento provinciale Parco delle Gravine arriva in un momento che i firmatari definiscono «decisivo e preoccupante», mentre il Senato si prepara a votare una riforma della caccia che, a loro giudizio, «rappresenta un passo indietro di decenni per l’Italia».

Marinella Marescotti, Preneste Anzolin, Valentino Valentini e Paola Lodeserto si rivolgono direttamente ai parlamentari ionici, chiedendo di fermare un provvedimento che, scrivono, «ignora il buon senso e il rispetto delle norme ambientali», nonostante i richiami formali della Commissione Europea e le condanne già inflitte all’Italia dalla Corte di Giustizia UE per violazione della Direttiva Uccelli.
Nel testo, i rappresentanti del coordinamento denunciano soprattutto il ritorno all’uso dei richiami vivi, definito «una pratica barbara che condanna piccoli uccelli migratori a una vita di buio e segregazione in gabbie minuscole». Ma non è l’unico punto contestato. La riforma, sostengono, elimina i limiti temporali alla caccia e il parere tecnico vincolante dell’Ispra, «lasciando alle Regioni l’arbitrio totale» e aprendo la strada ad abbattimenti anche nei periodi di migrazione pre‑riproduttiva, «rigorosamente vietati dalle norme europee». A questo si aggiunge, denunciano, l’obbligo imposto alle Regioni di ridimensionare le aree protette: «Il vecchio sogno delle lobby dei cacciatori pugliesi che da decenni si oppongono al Parco Regionale della Terra delle Gravine, e che vorrebbero cacciare anche nelle aree protette».
Il coordinamento richiama l’articolo 9 della Costituzione, ricordando che tutela ambiente e biodiversità è un dovere primario della Repubblica. «Questa riforma rischia di trasformare il nostro patrimonio naturale in un possedimento privato a esclusivo vantaggio di una minoranza esigua e invadente», scrivono, chiedendo ai senatori e alle senatrici di maggioranza di assumersi la responsabilità politica e morale del voto: «Volete essere ricordati come coloro che hanno capitolato davanti a una lobby, calpestando i doveri verso l’Europa e l’ambiente?». A chi tra i parlamentari di maggioranza «nutre dubbi o imbarazzi», i firmatari rivolgono un appello diretto: «Trovate il coraggio di uscire allo scoperto e opporvi a questo scempio».
Alle opposizioni, invece, chiedono «un salto di qualità», una mobilitazione parlamentare «decisa, unitaria e bicamerale» per impedire l’approvazione di una norma che, a loro avviso, «ci pone fuori dalla civiltà giuridica europea». E sollecitano sin da ora la definizione di azioni di contrasto immediate. La chiusura della lettera è un monito netto: «La Costituzione non è carta straccia. Fermate questa riforma prima che sia troppo tardi».

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